Non sarebbe andata a discarica una montagna di rifiuti alta come il Vesuvio se fosse stata attuata la legge regionale n. 10/1993

Partiamo dai conti. La produzione dei rifiuti in Campania è mediamente di due milioni e settecentomila tonnellate all’anno, che corrispondono a un volume compattato di tre milioni e ottocentomila metri cubi: per i diciassette anni trascorsi dall’approvazione della legge regionale n. 10 del 1993, Norme e procedure per lo smaltimento dei rifiuti in Campania,[1] il totale della produzione dei rifiuti solidi urbani è pari a 64 milioni e seicentomila metri cubi.

La legge 10 prevedeva già per il 1995 il 25% della raccolta differenziata, che sarebbe poi dovuta progressivamente crescere negli anni successivi. Ma restiamo al 25% del 1995, e anzi consideriamo solo il 20%: questo significa che si sarebbe dovuto realizzare un differenziato di 12 milioni e novecentoventimila metri cubi.

Prendiamo come riferimento una superficie quadrata con il lato di 100 metri (10mila metri quadrati): se la moltiplichiamo per… l’altezza del Vesuvio, pari a 1.281 metri, abbiamo un volume di 12 milioni e ottocentodiecimila metri cubi. Possiamo perciò affermare un’incontestabile verità, e cioè che se si fosse fatta la raccolta differenziata, anche in misura ridotta rispetto agli obiettivi della legge 10, non sarebbe andato a discarica un immenso parallelepipedo di rifiuti con la base di 100 metri per 100 metri, alto come il Vesuvio. Se poi ragioniamo in termini di rifiuti non compattati, allora non ci possiamo più rivolgere all’amato Vesuvio, ma dobbiamo fare riferimento alla più alta montagna dell’Europa, il monte Bianco, perché i rifiuti che non sarebbero andati a discarica con la differenziata per la superficie di riferimento (quadrato di 100 metri di lato) avrebbero superato i cinquemila metri di altezza.

Allo stesso Monte Bianco dovremmo poi fare riferimento se tutti i rifiuti della Campania fossero andati al riciclaggio e non alle discariche, anche se compattati. E naturalmente ciò che vale per la Campania vale per ogni altra realtà del mondo. Senza contare che quella stessa quantità di materia sarebbe stata riutilizzata per un nuovo ciclo di produzioni e consumi, e non sarebbe stata perciò estirpata in vario modo e con gravissime conseguenze alla Terra.

Proprio in questo, nella mancata attuazione della legge regionale 10 del 1993, sta la ragione dei disastri di Chiaiano e di Terzigno[2], delle emergenze permanenti di Napoli e della Campania, passate, presenti e future. La legge 10 fu il frutto di un’asperrima battaglia che combattemmo in Consiglio Regionale, contro il partito trasversale delle discariche e degli inceneritori, e che fu vinta perché c’erano stati processi importanti e pesantissime condanne penali per quanto avvenuto negli anni precedenti riguardo al malaffare dei rifiuti, che aveva portato la Campania a essere la discarica dell’Italia: in realtà, a differenza di quanto avvenuto in seguito, processi come quelli sui rifiuti (o sulla malasanità) venivano celebrati e conclusi, e non si portavano alla prescrizione per scadenza dei termini.

Ma perché né il centro-destra di Rastrelli, né il centro di Losco, né il centro-sinistra di Bassolino hanno dato attuazione alla legge 10? E perché oggi ancora non lo fa il centro-destra di Caldoro? Quali furono gli immani interessi che portarono al commissariamento e che hanno condizionato e continuano a condizionare tutta la politica dei rifiuti in Campania? Chi - nella malavita organizzata e non, ma anche nel mondo ecologista - ne trasse grandi vantaggi? Queste sono le domande vere da porsi riguardo alla crisi dei rifiuti in Campania. Ed è in questa direzione che bisogna fare un’indagine vera, interrogandosi anche con massimo coraggio sul perché dei ritardi - non si possono chiamare diversamente, anche senza mettere in dubbio la perfetta buona fede - della Magistratura nei processi che vedono coinvolti i responsabili delle varie emergenze.

L’immagine dell’ipotetica montagna di rifiuti alta come il Vesuvio, eliminabile senza problemi, fa chiaramente comprendere che cosa bisogna fare!

Il sindaco di Napoli, il presidente della Regione, la gran parte dei sindaci e dei responsabili istituzionali si muovono senza vedere questa montagna, con scelte del tutto contrarie agli interessi della gente e dell’ambiente. Fra diciassette anni vi sarà il buon Saviano di turno che denuncerà l’enorme gravità delle scelte che oggi, ovvero diciassette anni prima, vengono fatte, e la montagna di rifiuti che poteva non essere portata alle discariche o agli inceneritori sarà alta, assolutamente non in senso metaforico, come l’Everest!

Dicembre 2010



[1] Il testo della legge è riportato in appendice 

[2] La discarica di Chiaiano, situata in località Cava del Poligono - Cupa del Cane, è circondata da un bacino di popolazione di circa 250.000 abitanti tra il quartiere e le zone limitrofe, ed è distante in linea d’aria un centinaio di metri dalla zona ospedaliera. Si trova interamente entro i confini del Parco Metropolitano delle Colline di Napoli, istituito nel 2002 da parte della Regione Campania. L’apertura è avvenuta il 18 febbraio 2009.

La discarica di Cava Sari, situata in località Pozzelle presso Terzigno (NA), è ubicata all’interno del Parco Nazionale del Vesuvio, in una vecchia cava di pietra lavica. L’apertura è avvenuta il 15 giugno 2009.