UN’ECONOMIA CHE NASCE DALL’ECOLOGIA

L’approccio all’interpretazione dell’attuale grave crisi economico-finanziaria mondiale è analogo da parte sia del berlusconismo che dell’attuale sinistra parlamentare, dominata da uno schematismo vetusto e senza prospettiva. Per entrambe le aree politiche il dato di fondo, del tutto comune, è che la crisi nasce da mere disfunzioni del sistema finanziario, e in particolare da valutazioni errate delle banche sul sistema dei mutui per la casa.

Naturalmente la crisi in atto, che parte dagli USA ma che pervade tutto il mondo, ha natura e dimensioni molto più generali: essa è il risultato delle gravissime scelte fatte dagli USA e dai paesi occidentali in questi anni, a partire dagli immani investimenti in armamenti e in guerre, dalla politica estera aggressiva e prevaricatrice, di predominio e di appropriazione delle risorse di altri paesi, dalle scelte nel campo dell’energia, dell’ambiente e del clima, dallo sfruttamento del lavoro e della disoccupazione, dall’affievolirsi di una politica solidale in campi fondamentali come la sanità, la scuola pubblica e la tutela degli strati socialmente più deboli ed esposti.

La crisi è crisi dello stile di vita del cittadino occidentale, del consumismo, della cultura del debito come se mai esso dovesse essere riscosso, in termini monetari come nei termini più generali dei diritti degli altri paesi, delle future generazioni e della vita sul Pianeta. La crisi è cioè la materializzazione della globale insostenibilità del sistema-modello USA, della sua esportazione e della sua riproduzione. Uscire dalla crisi significa perciò necessariamente partire dalla consapevolezza di questa insostenibilità ecologica, per attivare un percorso verso un modello di stile di vita e di società che riporti l’impronta ecologica nell’ambito della capacità sostenibile del territorio, e più in generale del Pianeta: anzi molto al di sotto di essa, se veramente si vuole guardare alle future generazioni e alla conservazione della biodiversità animale e vegetale.