Governo Monti: dal debito pubblico al debito ecologico

La degenerazione politica del modello e del conseguente sistema Berlusconi ha determinato l’anomalia - perché naturalmente tale essa è in un sistema democratico - di un governo tecnico, quello di Monti[1], non eletto dal popolo e sostenuto da forze politiche che per loro natura dovrebbero essere alternative. Il paradosso, in questa fase però sicuramente tutto positivo, è che il non politico del governo tecnico riporta al confronto tutto politico sulle scelte che si propongono e vengono fatte, oscurate e confuse con il passato Governo dalle vicende personali e giudiziarie del Presidente del Consiglio.

Ma prima di ogni riflessione sul futuro, è obbligo morale, che deve vederci tutti impegnati, fare un bilancio organico di come e di quanto sia arretrato il nostro Paese in questi anni: la Costituzione calpestata nel suo ripudio della guerra; lo svilimento del diritto allo studio per tutti; l’offuscamento degli immensi contenuti della conquista della riforma sanitaria, imperniata sul diritto alla salute per tutti e sulla salute che non si vende; l’attacco frontale allo Statuto dei Lavoratori; la privatizzazione del grande patrimonio pubblico, bene comune della collettività; la svendita della nazionalizzazione di servizi pubblici fondamentali, come quello elettrico (ENEL) e quello telefonico (SIP - Telecom), con l’attivazione di un gioco al massacro per impossessarsi delle frequenze, ovvero dell’etere, lo spazio fisico in cui viviamo; la devastazione di dune e litorali; i condoni di ogni tipo; le scelte di politica urbanistica che hanno favorito l’ulteriore saccheggio del territorio; la politica degli inceneritori; le spese abnormi e mai conteggiate per l’infausta opzione nucleare, annichilita dal referendum popolare; i drastici tagli degli incentivi nel Conto energia per le fonti rinnovabili; l’assenza di ogni politica di tutela della biodiversità; le posizioni assunte dall’Italia rispetto al clima e al Protocollo di Kyoto nei diversi summit internazionali sull’ambiente... e si potrebbe, purtroppo, continuare ancora a lungo!

Che cosa ci dobbiamo ora attendere, ovvero che cosa farà il nuovo Governo? E’ ipotizzabile una reale inversione rispetto a quanto avvenuto fino a oggi?

Le dichiarazioni programmatiche enunciate in Parlamento sembrano non parlare in tale direzione. Esse appaiono invece principalmente come un messaggio di rassicurazione al mercato finanziario e pongono chiaramente la questione di fondo, per certi aspetti epocale, da lungo tempo strutturalmente sottesa ma mai dichiaratamente esplicitata: la qualità del programma e il buon governo devono essere orientati e poi misurati in rapporto allo spread e alle richieste del mercato finanziario, oppure in rapporto alla qualità e alla ricchezza vere, ambientali, culturali e sociali, che essi si propongono e poi, attuandole, danno al Paese? Allen Sinai, fidato consulente di Ben Bernanke, Presidente della FED (Federal Reserve System, la Banca Centrale degli USA), ha indicato, quasi prescritto le cose che Monti dovrà fare: innanzitutto «affrontare il problema dell’alto deficit e debito e affrontare gli ingenti impegni di rifinanziamento per il prossimo anno». Per fare ciò «è necessario tagliare la spesa pubblica in modo selettivo per minimizzare gli effetti recessivi sulla crescita, ridurre gli sprechi dell’apparato statale e sanarne le disfunzioni». Ma occorre anche «riformare le pensioni». E non basta: altra priorità «sono le privatizzazioni, bisogna vendere ‘asset’ di società pubbliche».

Queste sono in realtà le scelte di fondo del governo Berlusconi, quelle che già ad agosto ufficialmente hanno chiesto Jean-Claude Trichet e Mario Draghi della BCE (Banca Centrale Europea), e che chiede Confindustria con la Marcegaglia. A governare il nostro Paese, ma non solo, è in maniera sempre più crescente il grande sistema bancario internazionale, che non agisce più come ieri solo a livello di un fortissimo condizionamento - e in un sistema fondato sul mercato difficilmente è pensabile che ciò non avvenga - ma detta oggi esplicitamente le regole e le cose da fare: per esso, un buon governo, affidabile ed efficiente, è quello che attua compiutamente tali regole e fa tali cose.

La crisi si presenta così sempre più nella sua vera genesi strutturale di fortissima accelerazione di trasferimento e di conseguente concentrazione del potere nel sistema e nei grandi gruppi finanziari. Con la crisi, già fino a oggi, tutto si è mosso e si è concretizzato nella direzione di maggior potere e possesso del privato e di spoliazione del pubblico: riusciamo a immaginare quanto oggi sia più povero lo Stato per il patrimonio che non ha più e che cosa succederà quando a esso tutto sia stato tolto e dato al privato?

Lo svolgimento di questo percorso della crisi è contestualmente un percorso tragico per la democrazia, quale forma politica di governo reale del Paese. Riportiamo tale considerazione alla semplicità del ragionamento di una democrazia reale: se non egoistici e particolari interessi di gruppi e lobbies ma la maggioranza dei cittadini, e cioè la scelta democratica del Paese, volesse più pubblico - inteso come più tutela del patrimonio naturale e ambientale, più sanità, più scuola, più ricerca, più cultura, più servizi pubblici, assistenza e solidarietà sociale, più lavoro nell’identità vera di costruzione di benessere collettivo per l’oggi e il futuro - lo potrebbe avere? La risposta è chiaramente no: una risposta antidemocratica perché opposta alla volontà popolare! Un no che non nasce dalla mancanza di risorse umane, di conoscenze, di intelligenze, di professionalità, di disponibilità e volontà ampiamente presenti, o da imposizioni e limiti materiali della natura, ma da qualcosa che è l’opposto di essa perché innaturale, artefatto, funzionale a specifici interessi, chiamato debito pubblico, che è appunto il richiamo fondamentale del programma del presidente Monti.

Vi è un altro debito che, invece, viene ancora una volta completamente ignorato nel programma del Governo: il debito ecologico. Lo possiamo definire in tanti modi, ma tutti esprimono la stessa fondamentale sostanza, e cioè il deficit della disponibilità della rinnovabilità naturale, la crescente cancellazione degli spazi della vita, della storia naturale e umana: un debito pesantissimo che si è accumulato e si accumula sempre di più nel nostro Paese e nel mondo.

In una delle tante interviste fatte dopo la designazione da parte del presidente Napolitano, Monti per dare enfasi alle sue scelte (economiche) affermava: «Lo dobbiamo ai nostri figli. Dobbiamo dare loro un futuro concreto di dignità e speranza.» No! non è in queste scelte economiche o almeno nella loro filosofia portante che sta il futuro dei nostri figli, ma nel sanare, con una diversa filosofia dello sviluppo e del lavoro, il debito ecologico.

 «I deficit economici possono dominare i titoli dei nostri giornali, ma i deficit ecologici domineranno il nostro futuro», scriveva nel 1989 Eugene Odum,[2] in Ecology and Our Endangered Life-Support Systems.

Profonda è perciò la delusione che viene dall’assenza nelle dichiarazioni programmatiche del presidente Monti di ogni riflessione e conseguente scelta sulle questioni fondamentali per il futuro del Paese, dell’Umanità e del Pianeta, e cioè sulla limitatezza delle risorse (quelle vere, della natura), sull’iniqua loro distribuzione, sul Protocollo di Kyoto, sul clima, sulla biodiversità, sul rischio nucleare e sul TNP (Trattato di Non Proliferazione), sulla pace e sulla cooperazione internazionale. Non si tratta di questioni settoriali - scelte tecniche ministeriali - come forse ha inteso implicitamente dire il Presidente nel rinvio ai programmi dei vari ministri: l’essenza vera, la qualità del buon governo, il cambiamento atteso hanno proprio in tali scelte il loro primario fondamento.

Novembre 2011



[1] Mario Monti, al momento della formazione del suo governo, era considerato da alcuni osservatori un tecnico, non avendo egli mai fatto parte di alcun partito, né del Parlamento italiano prima del 9 novembre 2011, quando è stato nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Secondo altri osservatori gli incarichi ricoperti prima nella Commissione Santer, nel ruolo di Commissario europeo per il mercato interno e i servizi (1995-1999) e poi nella Commissione Prodi, come Commissario europeo per la concorrenza (1999-2004), lo avrebbero reso un politico a tutti gli effetti. Il governo Monti, giudicato un governo tecnico d’emergenza dalla stampa internazionale, nell’ambito della forte crisi economica che avvolge l’Italia assieme ad altri paesi dell’Eurozona, è rimasto in carica dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013.

[2] Eugene Pleasants Odum (1913-2002), biologo dell’Università della Georgia, noto per l’impulso dato agli studi ecologici, in particolare riguardo ai flussi di energia e al ciclo dei nutrienti nell’ecosistema. Nel 1953, in collaborazione con Howard Thomas Odum (1924-2002), pubblica Fundamentals of Ecology, testo di riferimento per molte generazioni e ancora oggi.