Per un mondo di pace: il contributo di un volontario dell’ecopacifismo

Nell’aspettativa comune non può che essere fortemente auspicabile e ricercabile sia che la soluzione delle questioni internazionali avvenga mediante decisioni dell’ONU sia che si arresti definitivamente la proliferazione degli armamenti nucleari. Queste due questioni, di fondamentale importanza per il futuro dell’umanità e dello stesso pianeta Terra, hanno però un fondamento comune, un peccato originale, che ne riduce fortemente la credibilità e l’applicabilità: la non parità di tutti i paesi, con diritti dominanti di alcuni stati rispetto agli altri.

Tutto è difatti come fermo alla fine della Seconda guerra mondiale e al successivo equilibrio del terrore della Guerra Fredda. Facciamo riferimento naturalmente a fatti ben noti agli esperti e ai governanti, ma che vengono sistematicamente ignorati in molte situazioni critiche e rispetto ai quali manca una vera iniziativa nazionale e internazionale, quasi si trattasse di postulati intoccabili, veri tabù divini. L’approccio che intendo dare a essi è non quello dell’esperto ma quello della persona comune, che osserva tali fatti e non riesce a capirli e a giustificarli nella realtà di oggi e nella prospettiva di un mondo di pace.

Partiamo dalla questione dell’ONU. L’Organizzazione nasce, come noto, pochi mesi dopo la fine della Seconda guerra mondiale: lo Statuto fu firmato il 26 giugno 1945 e l’ONU fu fondata ufficialmente il 24 ottobre dello stesso anno. Di permeanza universale, impossibili da non condividere, sono i principi contenuti nella premessa dello Statuto: «Noi, Popoli delle Nazioni Unite, decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità, a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole...» Purtroppo tali principi hanno trovato ben poco rispetto e attuazione dal 1945 a oggi, come attestano le innumerevoli guerre che si sono succedute e i milioni di morti che hanno provocato.

Lo Statuto fu concordato dalle nazioni vittoriose nella Seconda guerra mondiale: Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Cina e Unione Sovietica, che per garantirsi lo stato di vincitori per un indefinito tempo futuro introdussero il Consiglio di Sicurezza, i membri permanenti di esso e il diritto di veto in seno a esso.

Il Consiglio di Sicurezza nei fatti determina le decisioni dell’ONU. L’articolo 24 del cap. V dello Statuto definisce così la natura di tale organismo: «Al fine di assicurare un’azione pronta ed efficace da parte delle Nazioni Unite, i membri [dell’ONU] conferiscono al Consiglio di Sicurezza la responsabilità principale del mantenimento della pace e della sicurezza internazionale e riconoscono che il Consiglio di Sicurezza, nell’adempiere i suoi compiti inerenti a tali responsabilità, agisce in loro nome.» Il Consiglio di Sicurezza è formato da 15 membri, 5 permanenti e 10 non permanenti: le decisioni del Consiglio necessitano di una maggioranza di nove su quindici, e comunque non deve esserci nessun voto contrario di uno dei membri permanenti, e cioè nessun veto da parte di uno tra Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Cina e Russia[1].

Le decisioni pertanto possono essere prese solamente se vi è l’accordo tra questi paesi: ciò ancora oggi a distanza di tanti anni dalla fine della guerra!

Appare chiaro che il diritto di veto pone ciascuna delle cinque potenze al di sopra della legge, consentendo a esse di non rispettare la Carta Statutaria, di poter fare guerre quando lo decidano senza per questo essere condannate, di poter non rispettare i diritti umani e altri principi di interesse generale. Sono tutelati in questo senso anche tutti gli stati amici o che rientrano nella sfera di influenza di ciascuno di questi paesi.

L’azione dell’Onu, anche di intervento militare, è sottoposta a tale pesantissimo condizionamento e, come ha detto molto bene il professore Ugo Draetta, si pone sempre per l’ONU e per le sue azioni e interventi una crisi di legittimità per «la non conformità ai principi dello stato di diritto, che richiede che tutti i membri di una determinata comunità (i paesi aderenti all’ONU) siano sottoposti alla ‘rule of low’[2]».

Per avere consapevolezza del peso determinante che ha il diritto di veto nel rapporto tra gli stati è bene ricordare che esso è stato utilizzato dal 1945 a oggi per ben 279 volte e quasi sempre per fatti estremamente gravi e disumani, che è bene riscontrare dalla memoria del Consiglio stesso.

Oggi gli stati membri dell’ONU sono 192[3] rispetto ai 51 fondatori del 1945: vi sono sostanzialmente tutti gli stati, e le discussioni e le decisioni condivise sono un’enorme potenzialità per il futuro del mondo. D’altra parte vi è però lo spettro della sua inutilità, che riporta alla memoria il fallimento della Società delle Nazioni[4] nata dopo la Prima guerra mondiale, incapace di evitare l’immane tragedia della Seconda guerra mondiale. Occorre decidere in che direzione andare!

L’altra grande questione per la salvezza dell’umanità e del Pianeta è certamente quella del Trattato di Non Proliferazione nucleare (TNP)[5]. Sempre di più - dall’invasione di USA e Regno Unito in Iraq, per la presunta esistenza di armi nucleari e di distruzione di massa, all’ipotesi, non certo remota, di realizzazione di ordigni o anche di un arsenale nucleare in Corea del Nord come in Iran, - il grido di allarme, l’attenzione internazionale e conseguentemente dell’opinione pubblica mondiale vengono incanalati sul mancato rispetto o meglio sulla possibilità di mancato rispetto da parte di alcuni stati del TNP, che proibisce loro di dotarsi di ordigni nucleari. Totalmente in secondo ordine passa invece la questione centrale posta dal Manifesto di Russell-Einstein[6] nel 1955 «in considerazione del fatto che in ogni futura guerra mondiale verrebbero certamente impiegate armi nucleari [indicate successivamente anche come armi di distruzione di massa] e che tali armi mettono in pericolo la continuazione stessa dell’esistenza dell’umanità».

Il Manifesto ha la piena consapevolezza di come le immani tragedie di Hiroshima e Nagasaki siano state piccola cosa rispetto alle nuove potenzialità delle bombe all’idrogeno e più in generale delle odierne armi di distruzione di massa.

Vi è un passo fondamentale nel Manifesto che viene costantemente ignorato: «Per quanto possano essere raggiunti accordi in tempo di pace per non usare le bombe all’idrogeno, questi accordi non saranno più considerati vincolanti in tempo di guerra ed entrambe le parti si dedicheranno a fabbricare bombe all’idrogeno non appena scoppiata una guerra, perché se una delle parti fabbricasse le bombe e l’altra no, la parte che le ha fabbricate risulterebbe inevitabilmente vittoriosa.»

Il Trattato di Non Proliferazione divide il mondo in due parti: la prima è costituita dagli stati militarmente nucleari e la seconda dagli stati militarmente non nucleari.

Alla prima parte, paesi con status nucleare, appartengono ancora una volta i cinque paesi vincitori della Seconda guerra mondiale, che, come detto, godono del diritto di veto all’ONU: USA, Federazione Russa e Regno Unito (che sottoscrissero il trattato nel 1968) e Francia e Cina (che aderirono successivamente nel 1992). Nel 2004 tali paesi posseggono, secondo varie fonti, il seguente numero di testate nucleari: USA oltre 10.000; Russia oltre 11.000; Regno Unito 275; Francia 450; Cina 550. Un potenziale capace di distruggere molte volte il nostro Pianeta.

L’obbligo principale assunto da tali stati è quello di non cedere a stati non nucleari armi nucleari e tecnologie o materiali utili alla costruzione di queste armi: nei fatti cioè di conservare l’esclusività del possesso di tali armi.

Alla seconda parte, paesi con status non nucleare, appartengono tutti gli altri stati del mondo che hanno aderito al TNP, e che con la firma del trattato hanno accettato la proibizione di fabbricare, distribuire e acquisire armamenti nucleari, nonché tecnologie e materiali utilizzabili per la loro costruzione.

Al TNP non hanno aderito India, Pakistan e Israele, che in tal modo hanno acquisito il diritto di avere armi nucleari. Secondo i dati di Wikipedia l’India possiederebbe da 60 a 90 testate; il Pakistan da 24 a 48; Israele 400 testate per una potenza di 50 megatoni.

Si presume che anche la Corea del Nord e il Sud Africa abbiano testate nucleari.

Per quanto poi riguarda la distribuzione territoriale, la situazione risulta ancora più preoccupante, giacché nei fatti gli USA hanno dislocato armi nucleari in vari paesi appartenenti alla Nato, sulla base di accordi Nato sulla condivisione nucleare[7], in evidente contrasto con il TNP che implicitamente proibisce l’esistenza di armi nucleari nei paesi dallo status non nucleare. Come risulta dall’Atto di Sindacato Ispettivo n. 1-00021 del 13 luglio 2006 del Senato della Repubblica, «sei paesi europei - Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi, Turchia e Regno Unito - ospitano [...] 480 bombe nucleari di proprietà e sotto il controllo degli USA».

Secondo lo stesso Atto: «In Italia sono custodite [...] 50 bombe atomiche nella base di Aviano e altre 40 in quella di Ghedi Torre, in provincia di Brescia. Le bombe nucleari sono del modello B 61, che ha una potenza massima di 170 kiloton, dieci volte superiore all’atomica di Hiroshima.» Basta un semplice calcolo matematico per capire che solo in Italia (paese dallo status non nucleare!) esiste una potenza nucleare pari a 900 volte quella che ha distrutto Hiroshima. Il nostro Paese sta su questa polveriera nel silenzio politico più assoluto, inteso quale assenza di una qualsiasi vera iniziativa del Governo e del Parlamento.

A tale potenza nucleare fissa occorre poi aggiungere quella mobile, costituita dalle testate trasportate dai sommergibili a capacità nucleare, che possono liberamente attraccare in ben 11 porti italiani, grazie ad accordi con gli USA coperti da segreto militare e di cui noi cittadini siamo completamente all’oscuro. Naturalmente negli USA i natanti nucleari non possono attraccare in porti civili.

E’ da presumere che la situazione italiana sia analoga a quella di molti altri stati, europei e non, e che il quadro generale sia noto soltanto ai servizi segreti americani. Vi è difatti un altro elemento del TNP che rende ancora più oscura e preoccupante la situazione reale, quello che riguarda i controlli sulla produzione degli armamenti nucleari. Essi, come noto, sono affidati all’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica)[8]; l’Agenzia può effettuare i controlli in tutti i paesi dallo status non nucleare, mentre quelli dallo status nucleare non sono suscettibili di alcun controllo: per cui in realtà essi possono proliferare come e quando vogliono.

In tale drammatico contesto si collocano poi questioni non certo di secondaria importanza, quali il cosiddetto nucleare civile (che è in strettissimo rapporto con quello militare per il combustibile e per le tecnologie), le bombe al neutrone e le bombe sporche (che contaminano radioattivamente persone e cose), gli scudi spaziali (che dovrebbero difenderci non si comprende da chi e da che cosa).

Per la pace e il futuro del Pianeta sicuramente sono estremamente preoccupanti le dichiarazioni, le intenzioni e la politica di alcuni stati del mondo, ma - è inutile nasconderlo - esse trovano una propria legittimità in queste due inaccettabili assunzioni di dominio: il potere di veto all’ONU e il diritto di status nucleare di alcuni paesi.

La rinuncia a tali assunzioni - cioè una Carta dell’ONU paritaria tra gli stati e il disarmo nucleare universale - è la condizione fondamentale per un nuovo ordine mondiale. Alla realizzazione di tale condizione devono essere tesi ogni sforzo e ogni iniziativa di ogni cittadino e di ogni stato di buona volontà.

Maggio 2007



[1] Come membri permanenti la Russia ha sostituito l’Unione Sovietica nel 1992 e la Repubblica Popolare Cinese ha sostituito Taiwan nel 1970.

[2] Principio costituzionale inglese con cui si fa riferimento alla pari dignità di ogni persona di fronte alla legge, tutelandola da qualsiasi forma di arbitrio che ne possa ledere i diritti fondamentali. Secondo tale principio ogni cittadino ha il diritto di chiedere il rispetto di determinati principi giuridici e, di fronte ai tribunali, di godere di un pari trattamento rispetto a organi governativi. 

[3] 193 dal 2011 quando il Sudan del Sud è diventato uno stato indipendente. 

[4] La Società delle Nazioni, primo ente internazionale con fini politici generali, fu fondata nell’ambito della Conferenza di Pace di Parigi del 1919-20 e fu estinta il 19 aprile 1946. 

[5] Il Trattato fu sottoscritto da USA, Regno Unito e Unione Sovietica il 1° luglio 1968 ed entrò in vigore il 5 marzo 1970. Francia e Cina vi aderirono nel 1992. 

[6] Il Manifesto di Russell-Einstein fu presentato il 9 luglio 1955 (nel pieno della Guerra Fredda) a Londra in occasione di una campagna per il disarmo nucleare: ne erano promotori Bertrand Russell ed Albert Einstein (morto nell’aprile dello stesso anno). Nel documento - controfirmato da altri 11 scienziati e intellettuali di primo piano - Einstein e Russell invitavano gli scienziati di tutto il mondo a riunirsi per discutere sui rischi per l’umanità determinati dall’esistenza delle armi nucleari.

[7] La condivisione nucleare (nuclear sharing) in ambito NATO prevede che le forze armate dei paesi membri siano coinvolte nella fornitura di armi nucleari in caso di necessità del loro utilizzo. Per i paesi partecipanti la condivisione nucleare consiste nel prendere decisioni comuni in materia di politica sulle armi nucleari, nel mantenere sul proprio territorio tali armi nonché le attrezzature tecniche necessarie per il loro uso (tra cui aerei da guerra, sottomarini, ecc.).

[8] L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (International Atomic Energy Agency) è stata fondata il 29 luglio 1957 con lo scopo di promuovere l’utilizzo pacifico dell’energia nucleare e di impedirne l’utilizzo per scopi militari.