Italicum richiama Italicus: breve nota in difesa della democrazia

C’è purtroppo un qualcosa di satanico, di sadico, nella sconvolgente denominazione di Italicum della proposta di legge elettorale portata avanti da Renzi in accordo con Berlusconi: Italicum, infatti, richiama subito alla mia memoria - ma penso anche a quella di tantissimi altri cittadini - Italicus, l’espresso Roma-Monaco, e l’attentato terroristico che esso subì nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1974, mentre transitava presso San Benedetto Val di Sambro[1].

Allora l’attacco alla democrazia fu portato violentemente con una bomba e con la conseguente strage di tante persone. Oggi il nuovo gravissimo attacco lo si porta con la strage politica della volontà elettorale di milioni di cittadini per una loro diversa - negli ideali, nei valori, nelle culture e negli interessi - rappresentanza in Parlamento.

Guardiamo alla sostanza vera della legge elettorale Italicum presentata in Parlamento[2].

Nella migliore delle ipotesi di rappresentanza democratica, dei 36 milioni di cittadini votanti e dei 50 milioni di aventi diritto al voto in Italia[3], avrebbe il governo del Paese una rappresentanza di circa 11 milioni e solo 25 milioni sarebbero rappresentati in Parlamento. Milioni di cittadini che si esprimono chiaramente su valori, programmi e candidati, a cui bisogna aggiungere quelli che esprimono esplicita contestazione con la scheda bianca o nulla e quegli altri milioni che, delusi dalla politica, decidono di non votare, non sarebbero rappresentati: è come se si togliesse il voto all’intera popolazione dell’Italia Meridionale!

Questa è la nuova democrazia che si prospetta per il Paese; questo è il contenuto politico innovatore dei nuovi riformisti: il ripristino ulteriormente, pesantemente accentuato della legge che portò alla dittatura fascista.

La proposta Renzi-Berlusconi è difatti la riproposizione - in parte anche letteralmente copiata - della legge Acerbo del 1923[4], imperniata sul premio di maggioranza relativa e sul collegio unico nazionale. Le differenze sul piano della democrazia sono, tragicamente, tutte a favore della legge Acerbo, giacché essa prevedeva: nessun ballottaggio in caso di non raggiungimento del quorum per il premio di maggioranza; la spartizione perfettamente proporzionale dei seggi restanti oltre il quorum di quelli spettanti per il raggiungimento della maggioranza; e soprattutto nessuno sbarramento, per cui forze fondamentali dell’opposizione democratica, sia pure nel clima drammaticamente violento e intimidatorio delle camicie nere, ottennero dei deputati nelle elezioni politiche del 1924[5].

Sarebbe stata la più grande bestemmia politica, un’offesa immane verso la Democrazia e la Repubblica da poco nata dalla liberazione dal nazifascismo, se nel 1953 la DC (Democrazia Cristiana) fosse riuscita a far passare la cosiddetta legge truffa[6] con il premio di maggioranza. E certamente oggi in assoluto lo è ancora di più: ma avere oggi la legge Acerbo rispetto all’Italicum sarebbe comunque una grande vittoria della democrazia e della rappresentatività popolare e locale! Credo che sia opportuno leggere in parallelo le due leggi - come anch’io ho fatto - per verificare quanto ciò sia, incontestabilmente, drammaticamente vero.

L’Italicum è il primo passo per una controriforma globale degli immensi contenuti insiti nella Costituzione della nostra Repubblica, in gran parte inattuati. La lotta democratica contro di esso per affermare un sistema elettorale garante di democrazia e di rappresentatività reale, che si possono ritrovare solo nel sistema proporzionale puro, è perciò fondamentale per arrestare e invertire la pericolosa deriva in atto, che vede purtroppo in Renzi - che certamente si vergognerà profondamente di avere nel suo albero genealogico la storia del PCI e di tanta lotta e tradizione culturale e di pensiero, democratico, proporzionalista e progressista - il suo riferimento fondamentale, in continuità e totale simbiosi e sinergia con le forze reazionarie e conservatrici e con i relativi interessi che hanno portato il Paese all’attuale gravissima condizione.

Le cose che vogliono fare insieme Renzi e Berlusconi[7] sul piano istituzionale, e purtroppo non solo, sono esattamente il contrario di quelle che vorrei si facessero. «Chi se ne frega,» potrebbe essere la risposta a tale affermazione, «tanto tu cittadino non conti niente!» Ma - me lo ricorda sempre il mio grande maestro, il geografo George Perkins Marsh, nella sua opera L’Uomo e la Natura - in natura nessuna cosa è piccola o insignificante e per quanto piccola essa sia può cambiare il mondo. E perciò la virtù di dire è sempre maggiore di quella di non dire.

Gennaio 2014



[1] Nell’attentato, di matrice neofascista, morirono 12 persone e altre 48 rimasero ferite.

[2] La legge elettorale comunemente nota come Italicum (dal soprannome che le ha dato nel 2014 l’allora segretario del Partito Democratico e futuro presidente del consiglio Matteo Renzi) prevede un sistema proporzionale a doppio turno a correzione maggioritaria, con premio di maggioranza, soglia di sbarramento e 100 collegi plurinominali con capilista bloccati. Dopo un lungo iter parlamentare e diverse modifiche che ne hanno rivoluzionato il testo (tanto da far parlare nel gennaio 2015 di una versione 2.0), l’Italicum è stato definitivamente approvato come legge 6 maggio 2015, n. 52. Essa disciplina l’elezione della sola Camera dei Deputati a decorrere dal 1° luglio 2016, sostituendo la precedente legge elettorale del 2005 (legge Calderoli). 

[3] Si fa riferimento per questo calcolo teorico ai dati delle elezioni politiche italiane del 2013. 

[4] La legge 18 novembre 1923, n. 2444 (nota come legge Acerbo, dal nome del deputato Giacomo Acerbo che redasse il testo) fu la legge elettorale adottata dal Regno d’Italia nelle elezioni politiche italiane del 1924. Fu voluta da Benito Mussolini per assicurare al Partito Nazionale Fascista una solida maggioranza parlamentare. La legge Acerbo prevedeva l’adozione di un sistema proporzionale con premio di maggioranza, all’interno di un collegio unico nazionale, suddiviso in 16 circoscrizioni elettorali. Oltre al voto di lista era ammesso il voto di preferenza.

[5] Il Partito Comunista d’Italia con il 3,74% dei voti ottenne 19 deputati, il Partito Socialista Unitario con il 5,90% dei voti 24 deputati; il Partito Socialista Italiano con il 5,03% dei voti 22 deputati.

[6] La legge elettorale del 1953, meglio nota come legge truffa dall’appellativo datole dai suoi oppositori, fu un correttivo della legge proporzionale vigente dal 1946. Essa introduceva un premio di maggioranza consistente nell’assegnazione del 65% dei seggi della Camera dei deputati alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse superato la metà dei voti validi. La legge, promulgata il 31 marzo 1953 (n. 148) e in vigore per le elezioni politiche del 3 giugno di quello stesso anno sia pure senza che desse effetti, venne abrogata con la legge 615 del 31 luglio 1954. Voluta dal governo di Alcide De Gasperi, venne proposta al Parlamento dal Ministro dell’interno Mario Scelba e fu approvata con i voti della sola maggioranza, nonostante i forti dissensi manifestati dalle altre formazioni politiche di destra e di sinistra.

[7] Il 18 gennaio 2014 fu siglato fra il segretario del Partito Democratico, Matteo Renzi, e il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, il cosiddetto Patto del Nazareno, un accordo politico con diversi obiettivi tra cui la riforma del titolo V della Costituzione, la trasformazione del Senato in Camera delle autonomie e l’approvazione di una nuova legge elettorale.