Giugno 2011: quante cose ci dice la straordinaria vittoria ai referendum!

La vittoria ai referendum[1] è stata così grande che sarebbe profondamente sbagliato non leggerla in tutta la sua valenza e nelle immense e nuove potenzialità che apre, alla luce di una più attenta e ragionata riflessione fatta un poco a distanza dall’entusiasmante euforia del raggiungimento del quorum e dello spoglio delle schede. Non appare chiaro - o meglio, soprattutto da parte di alcune forze politiche, non si intende farlo emergere - che il risultato referendario costituisce una vera svolta nel Paese per i suoi contenuti e per i processi di democrazia e di decisione istituzionale che richiama: si riporta il significato dell’esito referendario solo alla necessità, sicuramente giusta, della caduta del governo di Berlusconi e della formazione di un’indefinita nuova maggioranza di governo. Ma sarebbe davvero paradossale se la schiacciante vittoria del per cancellare il nucleare finisse per portare al governo personaggi che hanno contribuito al tentativo di rilanciare il nucleare in Italia con tutti gli immani interessi connessi (come Casini) o che non hanno saputo rivestire in tal senso un vero ruolo politico di opposizione (come Bersani). La stessa posizione di forze politiche quali il Partito Democratico rispetto all’acqua pubblica, almeno fino ai referendum, non è stata certo limpida né chiaramente orientata nella direzione referendaria.

Di qui la necessità forte di rilanciare, da parte dei movimenti, dell’associazionismo e dei comitati, la valenza vera degli importantissimi risultati dei referendum.

Emergono almeno tre eccezionali dati:

- Più della metà dei cittadini italiani è unita nell’idea - una vera filosofia politica, culturale ed economica - che i beni della natura appartengono a tutti, sono la fonte della vita, e cioè non sono privatizzabili e vendibili. Vale per l’acqua, ma il messaggio è chiaramente universale, dalle spiagge e dal mare allo stesso spazio fisico in cui viviamo, cioè l’etere.

- Più della metà dei cittadini italiani è unita nell’idea costituente della nostra Repubblica che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, al di là della potenza economica, politica e istituzionale: almeno sul piano formale (perché naturalmente ben pochi sono i cittadini che hanno tanti mezzi per difendersi) questa è la conferma di un cammino nel grande progresso del diritto e delle leggi, avviato con la nascita della Repubblica.

- Più della metà dei cittadini italiani ha dato un messaggio netto e inequivocabile, che supera i confini nazionali e parla all’intero mondo, dalla vicina Francia agli USA, dal Giappone alla Finlandia, assestando un colpo durissimo all’internazionalismo nucleare, civile e militare, e agli immani unitari affari connessi a un modello energetico e di sviluppo imperniato sulla ricerca di una fonte da accettare nonostante i catastrofici rischi, i gravissimi inquinamenti e impatti ambientali, gli insostenibili costi.

La cosa davvero straordinaria è che il sistema di potere politico, economico e informativo non è riuscito a corrompere con il ricatto, tutto falso, del buio e del sottosviluppo il pensiero della gente, a ingannare con le bugie e i dati mistificanti la verità oggettiva delle ragioni del No al Nucleare. E’ la vittoria dell’umanità, della naturalità del Pianeta contro le miniere fuori natura (i reattori nucleari) della produzione del plutonio e degli altri elementi transuranici, che mettono a rischio per innumerevoli volte la vita stessa della Terra. Oltre al messaggio in sé che viene dal referendum, dall’Italia è possibile e necessaria un’azione operativa congiunta verso gli altri paesi a rischio nucleare o nuclearizzati per la loro fuoriuscita dal nucleare. Il Comitato Nazionale Votiamo Sì per fermare il Nucleare, in tal senso, non solo non si deve sciogliere, ma deve avere un ruolo ancora più grande per la costruzione di un movimento internazionale per la fuoriuscita del Pianeta dal nucleare civile e militare.

Le reazioni del sistema, travolto dalla valanga di , sicuramente saranno fortissime, e non certo tutte prevedibili: è necessaria pertanto, sin da subito, un’organizzazione dal basso capace di rispondere tempestivamente, organicamente e capillarmente.

Riguardo all’acqua pubblica vi sarà certo un duplice attacco sull’approvvigionamento della risorsa e sulla gestione delle reti idriche: da una parte con la provocazione della mancanza di disponibilità finanziarie pubbliche per gli investimenti, per la bonifica e la manutenzione, con il rischio di un conseguente peggioramento del sistema idrico, e dall’altra con la necessità di reperire risorse a mezzo di tariffe più alte. Poiché il referendum abroga leggi, lasciando un vuoto legislativo da coprire con nuove leggi, grande è il pericolo che, anziché ridare qualità, economicità, sicurezza ed efficienza attraverso la gestione pubblica, si tenterà di far degradare il servizio e il sistema idrico, per annullare i contenuti del referendum e ridare ai privati ciò che la volontà popolare ha loro tolto. La sfida dei Comitati per l’Acqua Bene Comune diventa perciò più difficile rispetto a com’era prima dei referendum, ma più importante: bisogna controllare e operare per un’altissima qualità del servizio pubblico.

Riguardo all’energia, è da presumere che l’Enel tenterà di farci pagare pesantemente lo smacco subito: tutta l’alta dirigenza, a partire dall’amministratore delegato e dai vari esperti e consulenti, è stata, oltre ogni plausibile limite, impegnata a sostenere le nefaste scelte del Governo sul nucleare e a costruire affari con il danaro della collettività, sempre sul nucleare, in altri paesi. Dopo il referendum dovrebbero tutti fare le valige e andarsene via senza indennità alcuna, per quanto, pur sbagliando totalmente, hanno guadagnato in questi anni: dovrebbero invero restituire i business fatti. Naturalmente resteranno al loro posto e opereranno per dimostrare giuste e necessarie le loro posizioni e scelte. Alto è il rischio che si possano verificare difficoltà per la copertura delle punte di richiesta di potenza di luglio e agosto, e addirittura per il verificarsi di black-out e per l’acquisto di energia, che diranno nucleare, dalla Francia. Se ciò avvenisse, occorrerebbe subito una commissione parlamentare di inchiesta, giacché il parco impianti di produzione elettrica oggi esistente in Italia è più che sufficiente per coprire ogni fabbisogno e punta di richiesta, e occorrerebbe fare accertamenti sia sull’indisponibilità degli impianti (determinata da mancata manutenzione programmata) sia sulle enormi perdite del sistema elettrico (circa 25-30%). Ma naturalmente nell’interesse del Paese è meglio che ciò non si verifichi e che ci si organizzi per un ferreo controllo dell’Enel. E’ anche questa una questione centrale per i prossimi mesi.

Il referendum sull’acqua richiama la scelta del Paese perché i beni comuni non vengano privatizzati: c’è stata forse finora battaglia contro la privatizzazione delle spiagge e del mare, delle dune e dei litorali? No! C’è stata battaglia contro la tendenza a privatizzare i siti archeologici, i beni culturali, i parchi e le riserve naturali? No! C’è stata battaglia contro la privatizzazione del sapere, della cultura e della tutela della salute? No! Queste sono le novità politiche che vorremmo e non l’uso strumentale del risultato referendario al fine di prendere il potere nel Paese per poi non cambiare nulla.

La splendida vittoria al referendum, con la cancellazione del nucleare dal nostro Paese (noi speriamo per sempre, ma sicuramente per decenni), pone con grande forza una questione nuova, ma di fondamentale importanza: con il progressivo esaurirsi delle fonti fossili, scelte, interessi e risorse finanziarie dovranno essere indirizzati in maniera fortemente crescente verso l’energia solare, nell’accezione globale di fonti rinnovabili che noi abbiamo dato al termine. Questo è per molti aspetti un dato in assoluto di massima positività (è ciò per cui ci stiamo battendo), ma anche denso di potenziali gravissimi rischi, che bisogna avere presenti nel prossimo futuro. Dobbiamo partire dal dato fondamentale che molte potentissime lobbies, anche nucleari, cercheranno di spostare quanto più possibile i loro affari sull’energia solare: cercheranno cioè di appropriarsi del sole, di gestirlo come proprietà privata e di venderlo, sottraendolo all’identità di bene che la natura ha donato a tutta l’umanità. Alto è il rischio di interventi, finanziamenti e concessioni a pioggia, fatti nell’esclusivo interesse di tali lobbies, di sfruttamento senza regole delle diverse espressioni del solare (dall’eolico all’idroelettrico), di violenta aggressione e saccheggio del territorio e del paesaggio, per conservare e riprodurre un modello energivoro massimamente consumistico, fatto di infiniti sprechi e di profondo degrado ambientale. L’assenza di regole, e cioè di leggi che impongano tutt’altra direzione, è naturalmente la via maestra perché tali nuovi affari possano prevalere e distruggere, anche nel pensiero delle persone, la cultura di un nuovo modello energetico, quello della Civiltà del Sole.

Qui sta la necessità assoluta di promulgare leggi come quella di iniziativa popolare sulla cultura e la diffusione dell’energia solare in Campania, sostenuta da una miriade di semplici cittadini, entusiasti della Civiltà del Sole, da comitati, amministratori locali, realtà politiche, associazioni e istituzioni, dall’Arci ai circoli di Legambiente, dai VAS (Verdi Ambiente e Società) alla Federconsumatori, da personalità del WWF, del CNR e delle Università agli Enti Parchi: leggi che indicano un percorso profondamente diverso per affermare il carattere di bene comune della risorsa energia solare, la gratuità di essa, l’inserimento della sua produzione e diffusione in una visione di tutela e rispetto del territorio e del paesaggio nella consapevolezza della loro preziosità e limitatezza, il ruolo fondamentale e decisionale delle comunità locali, l’armonia e il coordinamento delle scelte, la funzione fortemente propulsiva per un nuovo lavoro, per la ricerca, per la pace e per la tutela della biodiversità.

I risultati dei referendum pongono infine anche la questione fondamentale di una nuova democrazia nel Paese: è questo il dato politico vero che non piace molto a gran parte del sistema politico e dell’organizzazione partitica che, anziché essere funzionali a costruire una diffusa e decisionale democrazia, vivono e mantengono il potere sulla delega alle elezioni di una sempre più residuale partecipazione dei cittadini. La riflessione e la lotta per costruire questa nuova democrazia a tutti i livelli, nazionali come locali, a partire dalla modifica costituzionale dell’abolizione del quorum referendario e dell’introduzione dei referendum propositivi, costituiscono il percorso ineludibile e irrinunciabile che si apre davanti a tutti noi dopo la grande vittoria del Paese democratico, ecologista e solidale espressosi ai referendum del 12 e 13 giugno del 2011.

Giugno 2011

(Scritto in collaborazione con Guido Pollice e Riccardo Consales)



[1] I quesiti dei referendum abrogativi del 12 e 13 giugno 2011 erano i seguenti:

- Primo quesito (scheda rossa): Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione.

- Secondo quesito (scheda gialla): Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma.

- Terzo quesito (scheda grigia): Abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare.

- Quarto quesito (scheda verde): Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.

Il quorum da raggiungere per la validità della consultazione era del 50% più uno degli aventi diritto, quorum poi raggiunto con il totale del: 54,81% (primo quesito), 54,82% (secondo quesito), 54,79% (terzo quesito), 54,78% (quarto quesito). Il risultato fu la schiacciante vittoria del in tutti i quattro quesiti: 95,35% (primo quesito), 95,80% (secondo quesito), 94,05% (terzo quesito), 94,62% (quarto quesito).