La proposta Verdarcobaleno di Ecopolis del 1991 e l’istituenda Città Metropolitana di Napoli

Sono passati ventitré anni da quando, il 2 aprile del 1991, depositai presso il Consiglio Regionale della Campania, quale consigliere regionale dei Verdi Arcobaleno, la proposta di legge istitutiva della Città Metropolitana di Napoli: la prima proposta, rimasta poi la sola per la Campania, attuativa dell’articolo 17 della legge 142/90[1].

La chiamai Ecopolis: la Città Metropolitana di Napoli. E nel titolo stava tutta la valenza delle sue immense finalità e potenzialità ecologiste e di partecipazione popolare.

Rispetto a oggi, il contesto economico, politico, istituzionale e sociale era profondamente diverso e totalmente migliore su ogni piano: lo dico senza problema alcuno, nella chiarezza di essere stato in quegli anni in Campania un oppositore feroce del sistema allora dominante, gavianeo e craxiano, nonché protagonista di tantissime denunce, dalla malasanità al sistema di tangentopoli.

Per l’agibilità politica dell’intero sistema, l’istituzione della Città Metropolitana costituiva perciò un fondamentale, fortemente praticabile terreno di confronto e scontro sull’ambiente e sulle risorse, naturalistiche, storiche e culturali, e conseguentemente sull’identità e sulla tutela del territorio e dei suoi valori contro il saccheggio e la speculazione, sulla qualità dei servizi e sulla riorganizzazione delle funzioni di carattere metropolitano. Decentramento, partecipazione, potere decisionale dei cittadini, peculiarità e identità dei Municipi e delle loro articolazioni territoriali (per Napoli allora le 21 Circoscrizioni) erano la sostanza fondante della ricomposizione unitaria dell’intero territorio ambientalmente (nell’accezione globale del suo significato) identificabile nella Città Metropolitana di Napoli.

Ancora si parlava allora - certo in un profondo conflitto di interessi e di obiettivi - non di come ridurre la spesa pubblica, ma di come qualificare e portare risorse verso i parchi e le aree verdi, il recupero dei centri storici e dei beni culturali, la sanità e l’assistenza sociale, la scuola e l’università, il trasporto pubblico e la mobilità collettiva. L’istituzione della Città Metropolitana era perciò finalizzata a coniugare e armonizzare tutto ciò, invertendo il caos e la confusione di modelli e di processi che avevano portato e portavano sempre più alla Megalopoli Napoli, immane conurbazione priva di ogni soluzione di continuità, asfittica e invivibile.

Purtroppo limiti formali della legge nazionale istitutiva delle Città Metropolitane e lotte intestine tra le forze politiche al governo (DC, PSI, PSDI, PLI-PRI), a cui invero non corrispose una grande iniziativa da parte del gruppo PCI-PDS, non consentirono la conclusione dell’importante processo avviato e spensero le attese e le prospettive relative all’istituzione della Città Metropolitana.

Il quadro di oggi, come detto, è fortemente più negativo: l’istituzione delle Città Metropolitane, così come la cancellazione delle Province, vengono viste e finalizzate alla mera logica di riduzione della spesa pubblica, e non certo per dare qualità al governo del territorio e alle scelte che vengono fatte.

Incomprensibile è la generica identificazione del territorio della Città Metropolitana con quello della Provincia, aliena da un’analisi delle caratteristiche proprie della Città Metropolitana stessa e delle sue finalità istitutive: in tal modo che cosa viene a cambiare se non la denominazione per quello che dovrebbe essere il nuovo[2] rispetto alla Provincia di Napoli?

D’altra parte fortissima è oggi la spinta centralistica che il Governo e le forze politiche che lo sostengono stanno dando nella riorganizzazione funzionale e decisionale dei diversi livelli istituzionali, per cui altissimo è il rischio del ridimensionamento dei Comuni e, per la città di Napoli, della sostanziale cancellazione delle stesse Municipalità. Cancellati in realtà sono la partecipazione popolare e il potere decisionale dei cittadini, come risulta evidente considerando il sistema elettorale di secondo grado previsto per i Consigli Metropolitani, in base al quale il corpo elettorale, attivo e passivo, è costituito dai sindaci e dai consiglieri comunali in carica e non dai cittadini: ciò sempre nella filosofia di totale tutela di un ristrettissimo ceto politico che assume così sempre più potere e diviene inamovibile. Il nuovo resta di conseguenza radicalmente escluso.

Ben diversi furono la proposta di Ecopolis[3] e il dibattito generale dell’intero Consiglio Regionale nel 1991, tesi globalmente all’identificazione, alla valorizzazione e all’integrazione di natura, storia e cultura, alla funzionalità e all’efficienza, alla democrazia e alla partecipazione.

Se tutto resta dentro la casta, esistono spazi di democrazia e di partecipazione per poter comunque cercare di apportare oggi qualità alla Città Metropolitana, pur nel profondamente negativo contesto in cui nasce? La risposta sta principalmente nella capacità della società civile, intesa come società esterna alla casta, di incidere oggi sullo Statuto che deve essere approvato dal neoeletto Consiglio Metropolitano entro il prossimo 31 dicembre.

A mio parere tre sono le direttrici caratterizzanti lo Statuto che possono costituire un significativo terreno per cercare di arrestare e - per quanto possibile con le attuali caratteristiche istitutive e legislative della Città Metropolitana - di invertire i gravi processi in atto:

- la pari dignità di tutti i Comuni dell’Area Metropolitana con il ruolo fondamentale delle Municipalità;

- l’elezione democratica del Sindaco e del Consiglio Metropolitano[4];

- la scelta strategica di costruire la Città Metropolitana nella filosofia della Civiltà del Sole e della Biodiversità, ovvero sui valori della natura, della storia e della cultura.

Ogni Comune della costituenda Città Metropolitana esprime immensi valori, storia e cultura, spesso fortemente di specifica identità, che non possono essere sottoposti alla sia pure grandissima storia di Napoli-Città, ma che vanno collocati allo stesso livello per costruire un nuovo unicum di eccelsa portata di valori diffusi sull’intera Città Metropolitana. D’altra parte l’accentramento su Palazzo San Giacomo comporterebbe il forte rischio di caos e congestione, laddove proprio Napoli-Città, a partire dal suo centro storico, ha bisogno di respiro per la sua riqualificazione e rinascita e per l’esaltazione dei suoi valori.

Come può essere riconosciuta la Città Metropolitana quale nuova polis, luogo dell’attiva partecipazione degli abitanti liberi alla vita politica, quando i cittadini sono totalmente esclusi dalla scelta dei soggetti del suo governo e dai loro programmi? E’ totalmente assurdo!

L’inserimento, possibile secondo legge, nello Statuto dell’elezione a suffragio universale (con legge elettorale proporzionale pura) del Sindaco e del Consiglio Metropolitano è perciò la sola via percorribile per restituire credibilità di democrazia e partecipazione alla Città Metropolitana. Non sarà certo facile cambiare, perché la potente casta politica oggi dominante ha tutto l’interesse a conservare l’attuale sistema elettorale di secondo ordine.

Ma se pari dignità dei Comuni ed elezione a suffragio universale del Sindaco e del Consiglio Metropolitano costituiscono le direttrici fondamentali dello Statuto per restituire all’istituzione della Città Metropolitana democrazia e partecipazione, la filosofia della Civiltà del Sole e della Biodiversità come suo asse portante per ogni scelta è necessità inderogabile per orientare in direzione di qualità e sviluppo ecosostenibile il futuro della Città Metropolitana stessa.

Assai profondo è difatti il contrasto in essa presente tra degrado e immensa potenzialità ambientale, oltre che storico-culturale: la Città Metropolitana di Napoli è, sì, terra dei fuochi e del sacco urbanistico, ma è anche il territorio del Parco Nazionale del Vesuvio - Monte Somma, dei Parchi Regionali dei Monti Lattari e dei Campi Flegrei, del Parco Metropolitano delle Colline di Napoli, delle aree archeologiche di Cuma e di Pompei, e di tanti altri incomparabili luoghi.

Grandissimi sono i rischi che l’istituzione della Città Metropolitana possa prefigurare l’ultimo atto di una conurbazione senza soluzione di continuità, con un’abnorme, amorfa, indistinta cementificazione da Giugliano a Sorrento, dal mare alle pendici del Partenio. Ma grandissime sono anche, al contrario, le potenzialità, derivanti dall’unitarietà territoriale della Città Metropolitana, per cingere i Comuni, a partire da Napoli, di grandi cinture verdi (green belts), moderne murazioni di difesa contro l’aggressione dal caos, dalla congestione e dall’inquinamento, e per coniugare i parchi urbani con una rete di corridoi ecologici verso tali cinture e le più vaste aree protette, portando i valori della biodiversità sin dentro le città.

Non la vastità della Città Metropolitana di Napoli dà valore e prestigio a essa (anzi essa può risultare profondamente nefasta), ma la qualità attesa del suo futuro, che nello Statuto ha il suo primo fondamentale riferimento e per il quale occorre dunque attivarsi con massimo impegno e partecipazione.

Agosto 2014



[1] Art. 17 comma 1: «Sono considerate aree metropolitane le zone comprendenti i comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli e gli altri comuni i cui insediamenti abbiano con essi rapporti di stretta integrazione in ordine alle attività economiche, ai servizi essenziali alla vita sociale, nonché alle relazioni culturali e alle caratteristiche territoriali.» L’ente locale territoriale Città Metropolitana è previsto già nella Costituzione italiana, all’articolo 114. Oggi la legge del 7 aprile 2014, n. 56, recante Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni, ne disciplina l’istituzione.

[2] Nuove proposte per la Città Metropolitana di Napoli dovrebbero riguardare: l’adozione e l’aggiornamento annuale di un piano strategico triennale del territorio metropolitano (atto di indirizzo per gli enti del territorio metropolitano); la pianificazione territoriale generale, ivi comprese le strutture di comunicazione, le reti dei servizi e delle infrastrutture appartenenti alla competenza della comunità metropolitana; la strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici e l’organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano; la mobilità e la viabilità; la promozione e il coordinamento dello sviluppo economico e sociale; la promozione e il coordinamento dei sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione. 

[3] I confini naturali della Città Metropolitana nella proposta Ecopolis del 1991 sono: a nord i Regi Lagni fino al congiungimento con la linea spartiacque del Partenio; a sud il fiume Sarno fino al mare.

Al fine di dare maggiore peso e spostamento di risorse verso aree marginali, in Ecopolis vengono proposte le seguenti nuove province: del Cilento, con capoluogo Vallo della Lucania; dei Lattari, con capoluogo Castellammare di Stabia.

Per una politica di decentramento reale di funzioni, per ciascuna provincia vengono individuati i seguenti circondari: per la Provincia del Cilento: Sapri e Agropoli; per la Provincia di Avellino: Ariano Irpino e Sant’Angelo dei Lombardi; per la Provincia di Benevento: San Bartolomeo in Galdo, Telese e Montesarchio, per la Provincia di Caserta: Aversa, Piedimonte Matese, Vairano Patenora e Sessa Aurunca; per la Provincia dei Lattari: Sorrento, Capri, Amalfi e Nocera Inferiore; per la Città Metropolitana di Napoli: Ischia, Pozzuoli, Nola e Torre del Greco.

[4] Il Sindaco Metropolitano è di diritto il Sindaco del comune capoluogo. Al realizzarsi di determinate condizioni, la legge del 7 aprile 2014, n. 56, consente però anche la possibilità che lo Statuto della Città Metropolitana preveda l’elezione a suffragio universale del Sindaco e del Consiglio Metropolitano con il sistema elettorale che dovrà essere determinato con legge statale.