Lettera a Elena, Giulia e Antonio

Carissimi Elena, Giulia e Antonio,

la vostra lettera è stata una sorpresa vera, tanto bella che di più non si può! Forse non ci crederete, ma quando è arrivata anch’io stavo pensando di scrivere una lettera a voi.

Una lettera è sempre bello averla. Una volta, tanti anni fa, nel paese di Piedimonte a Barano d’Ischia, dove io ho vissuto da bambino e da ragazzo, quando - una volta al giorno - passava il postino, si aspettava sempre, sperando di essere chiamati, e si era molto emozionati quando ciò avveniva. Subito chiedevamo se era una cartolina o una lettera, e la prima cosa che guardavamo era da dove veniva e chi ce la inviava. Se era una cartolina la si faceva vedere a tutti quelli che abitavano vicino a noi, anche per darci importanza, e se invece era una lettera la si apriva subito, maltrattando anche la busta, per leggere ciò che vi era scritto. Quando però Pupetta, la mia sorella più grande, riceveva le lettere di suo marito - allora fidanzato - Graziano, che era capitano sulle navi, subito le nascondeva per non farcele leggere!

In questi anni avrei voluto essere molto più vicino a voi, per giocare con voi, per parlarvi, per raccontarvi tante cose ed entrare nel vostro cuore e restare nella vostra memoria, ma purtroppo tanti fatti non me l’hanno permesso e in modo particolare le difficoltà a muoversi della nonna Ileana. Lei vi vuole immensamente bene e ha avuto una gioia grandissima per aver ricevuto la vostra lettera. La vuole incorniciare e farne un quadro da esporre bene in vista nella casa di Napoli. La nonna era molto bella e ben diversa da come voi oggi la vedete, e io spero che in voi ci sia anche una piccola parte di lei: la gioia di vivere e realizzare tante cose, la dolcezza della sua voce, l’amore - senza limiti e del tutto uguale - per Francesco, Matteo e Rocco, la fantasia nella realizzazione di ogni parte della sua casa con tante piccole semplici cose, la voglia di conoscere il mondo, la generosità verso gli altri, l’affetto per gli animali. Alle piante e ai fiori era come se parlasse ed essi rispondevano con la bellezza e la ricchezza di tutti i colori dell’arcobaleno, proprio quelli che avete disegnato nella lettera. Io ero l’operaio - poco specializzato! - che le preparava i vasi o i fossi nel terreno per piantare. Lei avrebbe voluto certamente farvi conoscere tutto quel suo mondo, e il nome di ogni fiore e pianta, e come andava piantata... e quanta acqua voleva… e quanto sole… e poi... e poi…

Voi non potete immaginare quanta immensa gioia avevo quando da piccoli ascoltavate le storie che vi raccontavo - molte le inventavo sul momento! - storie di tanti e tanti anni fa, di quando non erano ancora nati né il papà né la mamma, e neanche i nonni e i nonni dei nonni. E quanta immensa gioia quando mi davate la manina - per una passeggiata o per superare qualche piccola difficoltà - o un bacio.

Ma poi è andata così: siamo stati e siamo sempre più lontani. Mi restano il bellissimo mistero di Babbo Natale - chi sarà mai costui? - e il processo contro il nonno Antonio accusato, con la complicità dello zio Francesco, di essere il falso Babbo-Natale. Non posso però darvi, almeno come vorrei, il mio piccolo contributo per conoscere ed esplorare il mondo, con tutte le sue meraviglie e anche i suoi problemi.

Febbraio 2009