In memoria dell’olocausto nucleare di Chernobyl lanciamo la campagna: «Che bella cosa è ’na centrale e’ sole!»

Nel giorno della memoria di Chernobyl bisogna far conoscere - per quanto nota, sicuramente in modo assai ridotto - la verità sulla catastrofe: le affermazioni (le stesse che si fanno oggi) di superesperti sulla totale sicurezza degli impianti nucleari; la secretazione e la gestione militare anche fuori dall’ex Unione Sovietica del disastro, durate per molti giorni con la gente di molti stati lasciata a totale rischio; la dinamica della perdita del controllo del reattore, con il sommarsi di imprevedibili difetti e limiti tecnici in impianti della più alta tecnologia a errori umani di persone selezionate con estremo rigore e ritenute massimamente preparate e qualificate nella rigorosa militare organizzazione dell’URSS; l’estrema superficialità e improvvisazione delle istituzioni preposte nel paese allora all’avanguardia nel nucleare nell’indicare direttive di sicurezza e norme sanitarie; il clima vissuto non in Russia, Ucraina o Bielorussia ma in un paese, il nostro, lontano migliaia di chilometri dalla centrale di Chernobyl; la disperazione delle persone, dei genitori nel non sapere neanche se era meglio uscire o proteggere i figli rintanandoli in casa; l’accaparramento dello scatolame venduto anche al mercato nero, alla ricerca di tutto ciò che era stato prodotto antecedentemente alla nube radioattiva; il divieto assoluto della vendita di frutta, verdura, latte e formaggi freschi.

Per far capire che cosa fu Chernobyl e che cosa sarebbe una nuova Chernobyl, bisogna appunto far rivivere il clima di quei mesi - sì, perché di mesi si trattò! - da fine aprile a giugno inoltrato. Ciò è di fondamentale importanza per sconfiggere l’asse politico-istituzionale che vuole far credere che la questione delle centrali nucleari sia solo una questione relativa ai comuni o ai comprensori dove esse vengono localizzate, così da restringere il tutto all’obbligata, per legge, mercificazione della salute e degli interessi generali delle popolazioni locali. Chernobyl insegna che nulla è più falso e mistificatorio: le centrali presso il Garigliano e a Latina comportano rischi altissimi per Napoli e Roma, la centrale a Caorso per Milano e Bologna; tutte insieme per l’Italia e il Pianeta!

Nessuno conoscerà mai il numero delle persone morte o che hanno subito danni irreversibili, e gigantesca è l’operazione di disinformazione per ridimensionare tale numero: non vengono più ricordati quali vittime dell’olocausto nucleare nemmeno gli eroi della prima ora dell’incidente, accorsi per spegnere l’incendio, e quelli che poi, realizzando un vero sarcofago di cemento per bloccare le radiazioni attorno al reattore, impedirono una catastrofe ancora maggiore di quella verificatasi.

La memoria di Chernobyl è tanto più autentica, vera, forte e umana quanto più alta è la valenza di una ritrovata coscienza e consapevolezza di massa del No al nucleare e di una profonda battaglia per la sua affermazione: occorre perciò far vivere nel Paese le ragioni scientifiche, culturali, economiche ed ecologiche di tale battaglia.

Ma è anche l’ora di un’epocale, radicale inversione del sistema di produzione dell’energia, del suo modello e delle sue fonti: occorre cioè avere la convinzione e la consapevolezza della necessità e della contestuale possibilità di attivare compiutamente la transizione al solare. E’ questa la sola strada per invertire il surriscaldamento del Pianeta, per attivare un percorso di pace e di solidarietà tra gli uomini e di salvaguardia della biodiversità, per realizzare un’economia e una qualità della vita e del lavoro fondate sulla disponibilità di energia a inquinamento zero e gratuita per un tempo tanto lungo quanto la vita stessa del sole. Sicuramente fra dieci, venti anni le conoscenze e le tecnologie di oggi saranno superate, obsolete, ma già oggi il cammino scientifico dell’uomo consente di avviare una nuova era energetica per l’umanità.

In questa direzione la sfida è anche tutta scientifica contro l’oscurantismo di determinati gruppi di potere, rappresentati in Italia principalmente dall’accoppiata Berlusconi-Scajola. Tale oscurantismo scientifico, legato ovviamente a immani interessi economici non compatibili con la scelta del solare e del rinnovabile in generale, è evidente ad esempio nella mozione presentata al Senato nel luglio 2009 contro il solare termodinamico[1], a firma di D’Alì, Gasparri, Quagliariello, Dell’Utri e altri[2]. La mozione è l’arrogante operazione volta a impedire autoritariamente, con il potere istituzionale, scelte impiantistiche capaci di dare compiuta risposta anche al modello energetico attuale basato sull’elevata concentrazione di potenza ed energia. All’attuale sistema di potere, alle lobbies dell’energia fossile e del nucleare, ai padroni del vapore, fa paura la possibile realizzazione in tempi rapidi di impianti solari della potenzialità anche di 50 MW.

L’energia del sole mette in crisi il capitalismo perché:

  1. non produce emissioni inquinanti o di gas serra;
  2. è un’energia libera, non intermediata, non vincolata né condizionata dall’instaurazione e dal mantenimento di rapporti commerciali o dalla stabilità delle relazioni internazionali;
  3. assicura la sua disponibilità per miliardi di anni e gratuitamente, mentre i prezzi dei combustibili fossili e dell’uranio sono variabili e presumibilmente destinati ad avere un andamento crescente col ridursi delle riserve totali e col progressivo esaurimento di quelle economicamente e tecnicamente più convenienti da sfruttare;
  4. non richiede trasporto né pre-processamento;
  5. non produce, come nel caso del nucleare, scorie per il cui smaltimento occorre la disponibilità di altri siti;
  6. la sua utilizzazione si fonda su un processo produttivo semplice e scevro da rischi legati a errori umani o malfunzionamenti;
  7. è intrinsecamente innocua per coloro che abitano nei dintorni degli impianti di produzione;
  8. non si presta ad attentati terroristici per la natura diffusa e scalabile della modalità di produzione;
  9. porta a un costo finale del chilowattora e di ogni altra forma di energia da essa derivata molto più economico rispetto a tutte le altre fonti;
  10. attiverà il più grande processo occupazionale della storia per la riconversione dell’identità e della qualità della produzione e del modello di vita.[3]

Lo scontro sarà, come sta avvenendo per l’acqua, contro la privatizzazione del sole: ma questa sarà appunto storia futura.

Naturalmente non si tratta di sposare oggi fideisticamente una tipologia di solare rispetto a un’altra, giacché ciascuna, a partire dal fotovoltaico e dalla produzione di idrogeno, ha allo stesso tempo sia potenzialità enormi di miglioramento riguardo all’efficienza che la necessità-utilità di sinergizzazione con altre tipologie. Occorre invece affermare fino in fondo la filosofia del solare, anche ovviamente nelle diverse manifestazioni e trasformazioni del rinnovabile (quali eolico, idroelettrico e biomasse), quando naturalmente non determinino sconvolgimenti del territorio e degli ambienti naturali.

La risposta alla mozione antisolare di Gasparri-Quagliariello deve avere la forza di una scelta radicale per una transizione globale e rapida verso un nuovo orizzonte energetico: una scelta che deve tradursi in proposte concrete, in iniziative quanto più possibile capillari, così come richiama la natura stessa della diffusione sulla Terra dell’energia del Sole. E’ ora cioè di richiedere Piani Energetici Solari per ogni comunità locale, di attivare - noi come volontà del cambiamento - gruppi di lavoro per questi Piani e di lanciare sin da subito in memoria delle vittime dell’olocausto nucleare di Chernobyl la campagna: «Che bella cosa è ’na centrale e’ sole!»

Della folle mozione Gasparri-Quagliariello - proprio per togliere ogni dubbio sulla fattibilità del passaggio al solare - consideriamo il punto più alto della contestazione al grande progetto del premio Nobel Rubbia: «Il solare termodinamico, inoltre, incontra difficoltà realizzative dovute al ‘siting’. Occorre, infatti, reperire spazi molto ampi (i moduli standard da 50 MW come si stanno sviluppando in Spagna richiedono 120 ettari, ovvero un rettangolo di 1.200 per 1.000 metri lineari).» Contestandole, vengono avvalorate fino in fondo sia la scelta della possibile taglia di 50 MW, sufficiente per almeno cinquantamila cittadini, sia le realizzazioni in atto nella vicina Spagna (centrali Andasol)[4]. Non è certo difficile individuare vicino alle grandi città così come in campagna terreni di 1.200 per 1.000 metri lineari: apriamo dunque una battaglia per la realizzazione di tali impianti. Ricordiamo a tutti che con un impianto solare da 50 MW si recuperano ogni anno almeno 20.000 Tep (tonnellate equivalenti di petrolio): è facile capire come si possa conseguentemente recuperare l’investimento iniziale. Si comprende pure quanto grande sia stato l’errore della sinistra, del sindacato e anche dell’insieme del movimento ambientalista nel consentire la privatizzazione dell’ENEL, giacché oggi tale ente, se pubblico, potrebbe costituire un fondamentale riferimento, anche di lotta, per la realizzazione di tali impianti.

Sempre naturalmente - anche quando si tratta del sole - nel rispetto della più perfetta e compiuta valutazione di impatto ambientale, apriamo una battaglia per la realizzazione di impianti anche adiacenti a centri densamente abitati, quasi fossero integrati in essi. Al lavoro di Rubbia aggiungiamo una nostra considerazione che può portare a un incremento considerevole dell’efficienza degli impianti nonché a un significativo risparmio per i cittadini: l’acqua calda di scarto (per gli esperti quella del condensatore del ciclo termodinamico), pericolosissima negli impianti nucleari e inquinante termicamente negli impianti termoelettrici tradizionali, costituisce una gran bella risorsa per uso domestico (riscaldamento e igienico-sanitario) e anche industriale: è pulita e può essere quasi regalata!

Sì, è proprio bella la centrale a sole!

Aprile 2010

(Scritto in collaborazione con Guido Pollice e Riccardo Consales)



[1] Un impianto solare termodinamico (anche noto come centrale solare a concentrazione o centrale solare termoelettrica) è una centrale elettrica che sfrutta come fonte energetica la radiazione solare, accumulandola sotto forma di calore per mezzo di tecniche di concentrazione solare. Deve il suo nome al fatto che, alla fase di captazione dell’energia solare incidente, già presente nei comuni impianti solari termici, aggiunge un ciclo termodinamico per la trasformazione dell’energia termica raccolta in energia elettrica, tramite un gruppo turbina a vapore più alternatore, come avviene nelle comuni centrali termoelettriche. La grande rivoluzione rispetto all’altra tecnologia solare di generazione elettrica (fotovoltaico) è la possibilità di produzione di elettricità anche in periodi di assenza della fonte energetica primaria, durante la notte o con cielo coperto da nuvolosità, grazie alla possibilità di accumulo del calore in appositi serbatoi. 

[2] Senato della Repubblica, legislatura 16, Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00155. 

[3] Questo Decalogo delle ragioni del Sì al Solare costituisce il riferimento principale della proposta di legge regionale di iniziativa popolare sulla cultura e la diffusione dell’energia solare in Campania ed è richiamato integralmente nella relazione alla proposta di legge (il testo completo della relazione è riportato in allegato unitamente a quello della legge approvata, L. R. 18 febbraio 2013 n. 1). 

[4] Andasol 1, la prima centrale a energia solare prodotta da specchi parabolici, realizzata vicino a Guadix nella provincia di Granada (Spagna), è stata inaugurata nel dicembre 2008. La seconda centrale Andasol 2 è entrata in funzione nel 2009, la terza Andasol 3 nel 2011. Gli impianti hanno ciascuno una potenza di 50 MW, per una potenza complessiva di 150 MW.