La Civiltà del Sole e la Civiltà del Petrolio

A Napoli e nella sua regione è in atto un’esperienza bellissima, sempre più appassionante e coinvolgente sotto ogni aspetto: il percorso per l’approvazione di una legge di iniziativa popolare sulla cultura e la diffusione dell’energia solare in Campania. L’iniziativa, per i suoi contenuti e per l’intrinseca caratteristica di movimento e di partecipazione, è sicuramente partita bene sin dall’inizio del suo cammino, ma è divenuta dirompente quando l’abbiamo coniugata a un pensiero generale di civiltà: la Civiltà del Sole. La natura di questa eccezionale nuova forza trascinatrice - in un percorso già definito per i contenuti (la relazione e l’articolato della legge) e per gli obiettivi (la raccolta delle firme necessarie e l’approvazione della legge in Consiglio Regionale) - sta sicuramente nell’assunzione, anche fortemente simbolica, dell’identità di Civiltà del Sole quale antitesi a Civiltà del Petrolio (ovvero molto più correttamente delle fonti fossili e del nucleare, anche se continuerò a usare la prima formulazione per quello che è stato nell’immaginario collettivo il petrolio).

Naturalmente spesso sono state evidenziate le caratteristiche e le conseguenze profondamente diverse relative al soddisfacimento del fabbisogno energetico da fonte fossile o da fonte rinnovabile, per cui l’energia del sole viene vista come la fonte che sostituisce le fonti fossili, lasciando immutati cultura, società e sistema economico e produttivo. Meno approfonditamente si è discusso sulla grande diversità, per molti aspetti proprio antitesi, dei modelli di civiltà che l’una e l’altra scelta comportano o, per meglio dire, possono comportare. Ed è ciò che in piccolo - se visto a livello nazionale e mondiale - ma con grande valenza sul piano del significato, si sta verificando con l’esperienza della legge popolare, accolta inizialmente come via tecnico-istituzionale per fornire anche in Campania energia alternativa al petrolio e al nucleare, e poi intesa soprattutto come strada per una nuova civiltà, una superiore civiltà nel lungo cammino dell’umanità.

Emerge subito l’immenso valore universale che sostiene incrollabilmente questa mia affermazione: la solidarietà, possibile e necessaria, nell’umanità di oggi e verso le generazioni future, verso la natura e la sua biodiversità.

Sottraendola totalmente e irreversibilmente alle generazioni future, La Civiltà del Petrolio ha consumato in circa un secolo e mezzo l’incommensurabile energia donata dal sole, che la Terra in cento milioni di anni (poco più, poco meno), al massimo del suo splendore di vita, aveva accumulato e preziosamente conservato e tutelato per milioni di anni. La Civiltà del Petrolio è stata in tal senso chiaramente rapinatrice verso le generazioni future, come nessun’altra civiltà precedente lo era mai stata. Ogni esplorazione, ogni ricerca, ogni nuova tecnologia per l’approvvigionamento di energia fossile non è stata finalizzata - né poteva assolutamente esserlo - al benessere futuro dell’umanità; all’esatto opposto, essa è andata contro le generazioni future, giacché ha accresciuto la capacità di sottrarre risorse al Pianeta, di impoverirlo sempre di più, anche nelle sue parti più recondite, nel profondo della terra e dei mari, fino alle incontaminate calotte polari. Troppo spesso sfugge il dato dell’universalità dell’impoverimento del Pianeta di oggi rispetto a quello che ci hanno consegnato i nostri genitori, e ancor di più i nostri nonni e i nonni dei nostri nonni.

La Civiltà del Sole al contrario parla costantemente in misura sempre più alta, più elevata alle generazioni successive. A esse non sottrae risorse: il sole infatti conserva e vive la sua identità e la sua infinita bontà e potenza per un tempo illimitato indipendentemente da ciò che l’uomo fa. E qui sta un punto fondamentale: ogni nuova esperienza, ricerca o tecnologia per la captazione delle radiazioni e per una maggiore efficienza accresce le possibilità delle generazioni successive, dando grande positività per il futuro a ogni nuovo investimento, a ogni lavoro in tale direzione. La Civiltà del Sole crea un percorso illimitato e crescente di solidarietà con quelle a essa successive. Veramente allora i protagonisti di una generazione potranno dire ciò che oggi si dice, facendo l’opposto quando appunto si cancellano irreversibilmente risorse: «Lo facciamo anche per i nostri figli!»

La Civiltà del Petrolio è stata, e naturalmente lo è tuttora, anche violenta nemica del Pianeta, fino al rischio di soffocarne il respiro, quel respiro naturale generato dal fondamentale equilibrio delle essenze presenti nell’atmosfera, che ne consentono i processi vitali e ne regolano la temperatura corporea: un delicato equilibrio, identificato dal clima, tra i gas assorbiti e trasformati in vita nei meravigliosi processi clorofilliani e quelli emessi dalla respirazione della vita o da maestose eruzioni e altre manifestazioni naturali. Ma poteva essere diversamente riguardo alla Civiltà del Petrolio? Potevano esistere tecniche o filosofie produttive che impedissero ciò? Assolutamente no: perché cento-duecento milioni di anni di anidride carbonica, divenuta carbonio organico prima sotto forma di vita e poi fossilizzato, sono stati scaricati nell’atmosfera in un tempo uno-due milioni di volte più breve. Questa è la scala che lega l’assorbimento di carbonio nelle ere geologiche alla sua reimmissione nell’atmosfera. Le immense foreste o le sconfinate praterie, gli impenetrabili loro spazi come i loro altissimi alberi o gli arbusti nani, le infinite forme di vita che le popolavano, tutto ciò e molto altro ancora la natura lo aveva gelosamente conservato e protetto per destinarlo esclusivamente a una decina di generazioni dell’uomo e per subire essa stessa tanta violenza e danni? Sicuramente no!

Un esempio per tutti: nel meraviglioso Parco Nazionale del Pollino vi sarebbe oggi un tesoro eccezionale, costituito dalla miniera di lignite del Mercure, con un’incomparabile memoria di vita, fatta dai resti fossili di innumerevoli specie animali e vegetali oggi estinte, dal Mammuthus meridionalis vestinus (l’elefante meridionale) allo Stephanorhinus hundsheimensis (un rinoceronte di media taglia), dai dinosauri a prime forme di equus, di cervi e bovidi e altre creature di quel tempo lontano. La miniera si è formata in centinaia di migliaia di anni, forse anche milioni: è servita a dare un pizzico di energia, alimentando i due gruppi da 75 MW della centrale del Mercure per… cinque anni dal 1966 al 1970.

La Civiltà del Sole non soltanto non crea gas serra, ma è anche la sola possibile cura contro il catastrofico surriscaldamento del Pianeta e le mutazioni climatiche. La salute del Pianeta nasce dalla sua bellezza, ovvero dalle foreste, dai boschi, dai prati verdi, dai campi e dai dolci declivi curati con amore per una sana alimentazione, dai giardini e dai balconi fioriti. I raggi del sole trasformano ogni spazio di verde che salviamo o che rigeneriamo in naturale farmaco per la cura dell’avvelenamento da eccesso di anidride carbonica, che rinasce così in nuova vita. La Terra ritrova la sua salute se le restituiamo la sua bellezza: più si afferma la Civiltà del Sole, più si allontana il rischio del collasso mortale del Pianeta e più esso ridiventa meravigliosamente bello.

Per la filosofia che l’ha legata per tanti anni all’idea di disponibilità illimitata e a basso costo delle risorse e che tuttora la lega agli abnormi squilibri rispetto alla naturale disponibilità, la Civiltà del Petrolio ha sostituito ai bisogni reali, positivi, materiali e immateriali, per la ricerca del benessere e della felicità dell’uomo, l’ideologia del consumismo, della crescita, dello spreco, dell’usa e getta. E’ evidente che tutto ciò va in crisi strutturale, ovvero in crisi di sostenibilità, quando ci si trova di fronte da una parte alla non disponibilità delle risorse e dall’altra all’impossibilità di ricezione di scarichi crescenti da parte del sistema finito pianeta-atmosfera. Nella società di oggi l’ideologia della crescita è sicuramente il fronte più vissuto, più radicato, più esteso, più difficile da sostituire con la cultura, possiamo dire già epicurea, dei bisogni. L’ideologia della crescita si è propagata e tuttora si propaga in ogni parte del mondo, e popoli, che potrebbero essere felici con l’identità naturale dei loro paesi, cercano di imitare gli attuali modelli della crescita, anche oggi che è in crisi: gli immani sacrifici che vengono fatti da tanti immigrati mirano spesso a copiare e riprodurre modelli similari.

Do naturalmente per scontato che negare il consumismo e parlare di soddisfacimento di bisogni non significa voler proporre o portare a un mondo di povertà, ma a un mondo nuovo di giustizia sociale ed economica, di ridistribuzione equa delle risorse e di solidarietà. La Civiltà del Sole è in tal senso la via nuova e necessaria per questo ordine nuovo del mondo.

La Civiltà del Petrolio è stata infatti - né poteva essere diversamente - civiltà di imperialismo economico, inteso soprattutto come dominio di un impero di capitali finalizzato all’attivazione di forze produttive per l’accaparramento delle risorse di determinati paesi per riportarle nei paesi dominanti, e funzionale alla moltiplicazione continua e sempre più crescente del capitale stesso e del potere economico e politico internazionale che lo sostiene. L’immane movimentazione del petrolio e delle altre fonti fossili[1] è in realtà la storia di questa espropriazione in cambio di carta straccia (i petrodollari, come si diceva una volta) o di immani aggressioni al territorio o anche, e molto spesso, di armamenti di ogni natura per le più micidiali, orrende guerre, spesso fratricide. Senza oscurantismo ideologico e falsi infingimenti va detto che, sia pure con formulazione e per obiettivi diversi, un imperialismo di capitali di stato è avvenuto rispetto al petrolio e alle altre fonti fossili anche per le esperienze socialiste quali l’Unione Sovietica e la Cina. E anche qui dobbiamo dire che non poteva essere diversamente, proprio perché tali esperienze si sono rapportate allo stesso modello, non economico ma produttivo, naturalmente con le stesse conseguenze sulla natura, sulla biodiversità, sul clima e sul territorio.

Il sole dona invece i suoi raggi a tutto il Pianeta e lo fa in rapporto alla vita esistente nelle singole sue parti: ovvero ogni parte del Pianeta ha creato la vita in rapporto a ciò che il sole le ha donato. Nella Civiltà del Sole non può che essere questo il primo principio di ogni modello di società, estirpando ogni radicamento di espropriazione, fortissimamente presente: non c’è forse già, da parte dei potentissimi imperi economici, la grande pensata di impianti di immane potenza solare, superiore a qualsiasi immaginazione, da realizzare ad esempio negli incontaminati deserti, per continuare a livello ancora più elevato il modello energetico della Civiltà del Petrolio?

La Civiltà del Petrolio è dunque tutta negativa o ha introdotto anch’essa pensiero e valori nuovi rispetto al cammino dell’umanità? Sarebbe stata possibile una Società del Sole, come oggi la si può immaginare e prospettare, senza passare attraverso la Civiltà del Petrolio? Sono domande non certo retoriche, perché le risposte non sono affatto scontate e univocamente determinate e prospettano, nella loro diversità, la diversità del futuro che si va a realizzare.

Dalla Civiltà del Petrolio nasce innanzitutto il pensiero, tutto nuovo, della consapevolezza della limitatezza del Pianeta, delle sue risorse e della sua capacità ricettiva. Il biblico «crescete e moltiplicatevi» implica un Pianeta infinito: la Civiltà del Petrolio, nell’esaltazione massima di tale postulato, lo mette alla fine in crisi radicale, come mai avvenuto precedentemente, e pone l’esigenza epocale di ripensare la parola crescere in rapporto al resto della vita del Pianeta stesso, e cioè della biodiversità, nella ricerca di un nuovo equilibrio tra le specie viventi, tra la natura propria del Pianeta e la seconda natura, quella dell’uomo, come la chiama Marx[2]. Nella Civiltà del Sole il territorio, lo spazio fisico del Pianeta resta filosoficamente finito e limitato, e perciò prezioso, non consumabile a dismisura, in comunione sacra con il resto della vita. Questa sacra comunione è una delle questioni fondamentali che si pongono per l’umanità oggi all’avvio della Civiltà del Sole e nel prosieguo del suo cammino. La Civiltà del Sole, l’abbiamo detto, parla in misura sempre più alta alle generazioni successive; ma essa, anche in futuro, non può cancellare il messaggio fondamentale che la Civiltà del Petrolio, nella sua estrema contraddizione, le lascia: quello, appunto, della sacra comunione dentro la natura con il resto della vita. La Civiltà del Sole è conseguentemente negazione del consumismo, dello spreco, dell’usa e getta, e vuole che gli habitat, gli ecosistemi di vita per l’uomo come per tutti gli altri esseri viventi, esistano nel rispetto della materia e della chiusura del cerchio del suo utilizzo.

Ma l’eredità più positiva, più esaltante che la Civiltà del Sole riceve dalla Civiltà del Petrolio è l’insieme delle innumerevoli coscienze individuali e collettive - le forze politiche, le associazioni, i movimenti, i comitati, i gruppi, le reti - che in Italia e in ogni parte del mondo hanno la consapevolezza della necessità e della possibilità della sua realizzazione e l’entusiasmo e la passione per attuarla. Tutte le civiltà che hanno preceduto la Civiltà del Petrolio sono state in realtà civiltà costruite sull’utilizzazione dell’energia solare. Ma la Civiltà del Petrolio con gli impetuosi, certo fortemente contradditori, processi attivati, con le immense lotte di emancipazione, di giustizia e di libertà, con l’esplosione della scienza ma soprattutto dei suoi problemi e limiti, ha costituito una rottura radicale rispetto al passato. Perciò la nuova civiltà che va a prefigurarsi dopo quella del petrolio non è solo il ritorno alla fonte energetica solare[3], ma esprime una nuova universalità di valori, di idealità, di cultura, di politica, di lavoro, di produzione e di economia che non può che nascere dall’ecologia: ed è per tali contenuti che essa non può che essere denominata la Civiltà del Sole.

Maggio 2012



[1] Chi è in grado di calcolare e di immaginare quante montagne alte come l’Everest sono state trasportate dalle terre dove si è prodotto (no, non mi piace dire paesi produttori perché non sono stati i paesi a produrre) ai paesi (qui va bene) consumatori?

[2] Si veda nello scritto L’insostenibilità dello sviluppo sostenibile il paragrafo L’insostenibilità di «Crescete e moltiplicatevi».

[3] L’utilizzo della fonte solare è da intendere naturalmente nelle sue diverse espressioni, e a un livello e con modalità di impiego consentiti dalle conoscenze, dalle tecniche, dai processi produttivi e dalla stessa economia della Civiltà del Petrolio.