Da Nimby a Yimby for us: la necessità dell'attuazione della legge popolare campana sul solare

E’ per me fantastico pensare di attendere il prossimo giugno per accogliere, nel massimo del suo splendore, la luce delle stelle δ (delta) Sco ed ε (epsilon) Sco, partita dalla Via Lattea quando io sono nato. Dal momento del suo arrivo ai miei occhi essa potrebbe raccontare negli anni successivi l’intera mia vita e tutto il mondo che l’ha circondata, a partire dalla mia amata moglie Ileana fino ai miei dolcissimi nipoti.

Volgendoci nella notte all’infinito che ci circonda (ormai un gesto sempre più inusuale), ognuno di noi può ritrovare nei raggi che da esso provengono la luce generata in ogni momento della nostra vita e di quella passata.

Nessuno, ricco e potente che sia, può turbare questa condizione dell’universo e impedire alle stelle di comunicare con noi inviandoci i propri raggi di luce, o può appropriarsene.

Fra tutte le stelle dell’universo, il Sole è la più generosa verso la Terra. Nel volgere breve di una ninna nanna a un bimbo, in otto minuti, giungono sulla Terra i raggi da esso generati, densi dell’illimitata moltitudine dei colori dell’arcobaleno e colmi di energia, misurata, secondo le eterni leggi della natura, a soddisfare ogni necessità e attività del nostro Pianeta: le nuvole rosate e plumbee, la dolcezza di inebrianti brezze, la forza e la voce imperiose dell’inarrestabile tempesta, il dolce fluire di placidi ruscelli, le spumeggianti bianche cascate e l’infinita, meravigliosa biodiversità, cui l’umanità appartiene.

Così la natura offre all’umanità l’energia, la prima fonte della vita, la sola per essa possibile e praticabile. E così - prima come Comitato Promotore della Legge di Iniziativa Popolare e poi come Rete per la Civiltà del Sole e della Biodiversità - l’abbiamo colta per far divenire legge degli uomini, oggi legge n. 1 del 2013 della Regione Campania[1], la legge della natura.

La fruizione da parte dell’uomo dell’energia donataci dal sole significa perciò tutela dell’incommensurabile bellezza del Pianeta e dello spazio fisico in cui esso è immerso, salvaguardia e conservazione delle sue risorse, armonia compiuta fra tutte le forme di vita che lo animano, tutela di ogni sua storia e valore generato, naturale e umano.

Pensare diversamente, assegnando all’energia solare l’identità di fonte alternativa a quelle fossili con la riproduzione dell’attuale modello culturale, economico, produttivo e sociale di sfruttamento dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura, è profondamente sbagliato perché ciò non arresta il declino verso la catastrofe, ed allo stesso tempo risulta impraticabile.

In questo senso va letta la netta opposizione da parte del mondo ecologista alla realizzazione di impianti quali, ad esempio, quello solare termodinamico di Banzi, in provincia di Potenza[2]. Le ragioni di tale opposizione sono chiare: dall’impatto fortemente violento sul consumo di prezioso suolo agricolo alle emissioni in atmosfera e alle immissioni al suolo, dal grande affare per i soggetti attuatori dell’impianto alla totale assenza di democrazia e partecipazione attiva della collettività alle scelte.

Simili esempi richiamano almeno tre fondamentali questioni generali, veri e propri postulati:

- La scelta del solare è condizione necessaria ma non sufficiente per la tutela della biodiversità, del territorio e dell’ambiente, ovvero il fatto che un impianto sia solare non costituisce in sé la garanzia della qualità ambientale: non basta essere solare per essere ecologico. E’ questo un fatto, anche culturalmente, di valenza eccezionale che dà un taglio netto rispetto alla più grande speculazione di immagine che si possa fare sul solare.[3]

- La natura solare dell’impianto (sempre nell’accezione globale del termine) non costituisce garanzia di assenza di immani affari o di corruzione o di interessi speculativi fino al riciclaggio di denaro sporco, come attestato dalle numerose indagini della Magistratura in ogni parte del nostro Paese.

- Le due precedenti questioni, relative al rischio di saccheggio ecologico (o comunque di mancata tutela del territorio e dell’ambiente) e all’attivazione di affari poco chiari e trasparenti, possono creare una sfiducia se non una vera e propria opposizione alla fonte solare, cancellando la cultura tutta positiva del suo essere, impedendone la diffusione e favorendo nei fatti la continuità delle fonti fossili con le relative catastrofiche conseguenze.

Eppure il Pianeta, nella sua globalità come in ogni sua piccola parte, richiama - pena l’apocalisse - quale sua più urgente necessità, insieme alla tutela del suo verde e della sua biodiversità, l’abbandono quanto più rapido possibile delle fonti fossili e il passaggio al solare, in un modello energetico e di sviluppo radicalmente diverso dall’attuale.

Se è vero ciò - ed è sicuramente impossibile affermare il contrario - appare quale inconfutabile necessità che il No, netto e chiaro, a determinate errate ipotesi sul solare e a progetti speculativi e di saccheggio non può essere estraneo in alcun momento a un percorso di radicale scelta del solare come fonte energetica della transizione dell’oggi e del futuro.

Non muoversi in tale imperativo orizzonte significa o ignorare o fingere di ignorare o non credere al prossimo esaurimento delle fonti fossili e ai catastrofici effetti che il loro impiego ha avuto, ha e avrà per il futuro, oppure significa voler caricare totalmente il rischio dell’apocalisse e la ricerca di una via di uscita, se ancora possibile, sulle generazioni future, ovvero, per molti aspetti, già su quella generazione che oggi si affaccia alla vita.

La realtà che oggi viviamo, infatti, nel pensiero come in ogni azione concreta, è generalmente quella in cui si crede che le attuali fonti energetiche siano illimitate e che da qualche luogo remoto, dalle più profonde viscere della Terra o dagli abissi dei mari e degli oceani, le risorse debbano arrivarci per soddisfare i nostri bisogni: siamo turbati dalle periodiche notizie relative alle conseguenze della produzione e dell’utilizzazione delle fonti fossili, ma ciò è altra cosa rispetto ai nostri bisogni di vita civile e produttiva.

Alla fine è meglio non parlare di tali questioni e rinunciare a interrogarci sul futuro: finché la barca del sistema e del modello economico e produttivo comunque galleggia, lasciamola galleggiare... fino a quando irreversibilmente affonderà!

Se oggi il sistema dominante cerca in ogni maniera prioritariamente di continuare a utilizzare le fonti fossili fino all’ultima goccia, quando in un tempo ormai non più lontano il sole diverrà la sola fonte di energia disponibile per l’umanità, tale sistema cercherà di conservarsi, sostituendo semplicemente alla fonte fossile quella solare mediante immani interventi, che possono avere conseguenze per certi aspetti anche più devastanti rispetto alle stesse fonti fossili: dalla trasformazione di immense aree oggi naturalistiche e agricole in aree di produzione di biomasse (per creare giacimenti di nuovo petrolio naturale) alla gigantesca produzione fotovoltaica su incontaminati deserti. La transizione al solare e la sua attuazione hanno implicito fino in fondo il rischio della rapina del sole: è bene sottolinearlo sempre, ma molto di più proprio quando si incomincia ad andare in tale direzione.

Nella Civiltà del Sole, invece, nessuna comunità, dalle grandi metropoli di milioni di persone al più remoto paesino, può pretendere il soddisfacimento del proprio fabbisogno energetico con energia proveniente da altre comunità: ogni comunità deve attivarsi per la propria autosufficienza energetica, ciò naturalmente sia in un contesto di corretta, organica e funzionale armonia tra comunità adiacenti, sia in un concretamente fattibile percorso di transizione. E’ questa la diversità radicale rispetto al modello fossile, che nasce dalla concentrazione di petrolio, gas, carbone e scisti bituminosi nei giacimenti, dai quali vengono estirpati e portati al consumo.

L’energia del sole per sua natura non ha alcun luogo di concentrazione, ci circonda omogeneamente diffusa su tutto il territorio, che diviene così la fonte della produzione.

La filosofia della cultura e della diffusione dell’energia solare ha perciò la sua genesi e la sua attuazione nelle scelte globali che si sono fatte e che si fanno per il territorio, in un’ineludibile coniugazione, armonia e tutela della sua identità naturalistica, insediativa, storica, culturale, economica e produttiva. La scelta del solare cioè non può essere disgiunta dagli altri obiettivi generali e particolari che la comunità si dà relativamente allo spazio fisico in cui vive: su tale filosofia si è fondato l’intero percorso della legge popolare campana sul solare, ed è questa la ragione vera dell’immenso consenso che ha avuto e che sempre più continua ad avere.

Alla corretta, profonda filosofia del Nimby (Not in my back yard, Non nel mio cortile) - quando anche con il solare e con altri impianti verdi si saccheggia un territorio per altre realtà territoriali e per altri interessi - la legge popolare campana ha sostituito quella che possiamo chiamare la filosofia del Yimby for us (Yes in my back yard for us, Sì nel mio cortile, nel mio territorio, ma per la mia comunità e per la tutela dei suoi valori e della sua biodiversità). Di tale nuova filosofia i Piani Energetici Solari Comunali[4] e le Linee guida che li regolano costituiscono l’ineludibile essenza del percorso istituzionale e attuativo.

Appare chiaro, dalla moltitudine delle azioni Nimby oggi presenti nel Paese, come la filosofia della legge popolare campana rivesta fondamentale importanza per ogni parte del nostro Paese, e come occorra una grande sensibilizzazione e una grande lotta nazionale perché in ogni Regione vengano approvate leggi similari a quella campana. Ciò risulta massimamente importante e urgente in una fase storica del nostro Paese nella quale, con l’invenzione di presunte governabilità ed efficienza, si intende modificare il Titolo V della Costituzione nella direzione dell’accentramento nel Governo nazionale di poteri e decisioni.

Cancellando democrazia istituzionale e ruolo delle comunità e degli enti locali e isolando e aggredendo sempre più nel nome degli interessi generali del Paese l’opposizione popolare locale, si dà il via libera all’imposizione istituzionale di ogni intervento sul territorio, per quanto pesante, aggressivo e distruttivo di valori possa essere: dalla costruzione di potenti impianti termoelettrici a grandi linee di trasmissione ad alta e altissima tensione, dalle perforazioni di sacche fossili a spaventosi campi eolici, da immani parchi solari fotovoltaici a terra a centrali solari termodinamiche laddove era verde e natura.

Naturalmente la promulgazione in altre regioni di leggi di programmazione sul solare come la nostra assume fondamentale importanza anche per rafforzare il concreto percorso di attuazione dei contenuti della stessa legge popolare in Campania, proprio perché non isolata, ma in simbiosi e in sinergia con una filosofia e un percorso di carattere nazionale.

La questione a un anno dall’entrata in vigore della legge, il 25 febbraio 2013, sta difatti proprio qui.

Da una parte c’è il movimento che gravita attorno alla legge, alle sue finalità e ai suoi principi ispiratori, alla cultura di democrazia e partecipazione che l’hanno caratterizzata sin dal momento della sua nascita: un movimento che cresce e si coniuga sempre di più con le realtà territoriali e con gli altri movimenti e forze sociali e culturali, che indica proposte e obiettivi conseguenti di eccezionale e incontrovertibile valenza.

Dall’altra si pone il tentativo del Governo regionale, ma non solo, di ritenere la legge un incidente di percorso da ignorare, e se possibile da rimuovere, per poter continuare a considerare l’energia in generale e il solare, nell’accezione globale di rinnovabili, quale importantissima fonte di potere politico, istituzionale ed economico, e continuare conseguentemente ad agire come fatto finora, con interventi alieni da ogni programmazione e controllo, incuranti dei valori del territorio e della biodiversità, totalmente inutili per la crescita della ricerca, della produzione e del lavoro, spesso sperpero di denaro pubblico, fonte di clientelismo e di corruzione.

E’ naturalmente da sperare - e certo la nostra lotta sempre più intensa e continua va in tal direzione - in un rinsavimento della Regione, con l’avvio del grande percorso dell’attuazione della legge, che - come abbiamo tante volte ribadito - è di fondamentale importanza per l’ambiente e il futuro della Campania. Tale percorso non può non trovare una fondamentale direttrice nel lavoro che gratuitamente (quanto sarebbe costato al pubblico se fosse stato commissionato a esperti o a società di consulenza?) la Rete della Civiltà del Sole e della Biodiversità, insieme con altre importanti realtà associative e di movimento, sta svolgendo relativamente ai Piani Energetici Solari Comunali e alle Linee guida per la loro realizzazione, all’identificazione, anche in quantità e superfici, delle aree di produzione solare a zero consumo di suolo non già ambientalmente compromesso, ai contenuti della Biennale del Sole e della Biodiversità[5] (con l’attivazione di fondamentali rapporti e scambi con tutti i paesi del Mediterraneo, oltre che con le altre regioni italiane e i paesi europei), all’attuazione del vastissimo campo della creazione di ricerca, produzione e lavoro connessi alle potenzialità della legge, all’ottimizzazione nella spesa delle risorse finanziarie, regionali, nazionali e comunitarie, alla diffusione della cultura del rinnovabile e della preziosità delle risorse e del loro riuso.

Per noi è il percorso verso la Civiltà del Sole e della Biodiversità, per le Istituzioni è il rispetto dovuto, su ogni piano, dell’immensa volontà popolare che ha scelto per l’oggi e per il futuro il cammino del sole.

Febbraio 2014



[1] Il testo della legge è riportato in appendice. 

[2] Si veda, a tal proposito, l’articolo dell’architetto Rodolfo Bosi Il contestato progetto di impianto solare termodinamico di Banzi, in provincia di Potenza, pubblicato in data 12 gennaio 2014 sul sito www.vasroma.it.

[3] Disastrosi sono, ad esempio, il più grande impianto fotovoltaico italiano a Rovigo da 70 MW e la miriade di campi eolici sparsi ovunque; catastrofica è l’idea-progetto Desertec da 400 miliardi di euro, per trasformare il deserto del Sahara in fonte di energia da trasferire in Europa.

[4] I PESC (Piani Energetici Solari Comunali) sono previsti dall’articolo 11 della legge regionale 18 febbraio 2013, n. 1.

[5] Prevista dall’articolo 13 della citata legge regionale 1/2013.