La vecchia Terra parla a Gea, il giovane pianeta della Costellazione del Cigno

Nessuno certo può dirci se Kepler-186f[1] abbia realmente vita. Io voglio pensare di sì, e mi immagino che la Natura, non volendo far scomparire l’infinita meraviglia della vita che ha permeato per miliardi di anni la Terra e che ora è a forte rischio di scomparsa, la stia ricreando su questo pianeta tanto lontano, 500 anni luce, nella costellazione del Cigno.

Proprio perché io immagino Kepler-186f nel fiorire della vita mi piace chiamarlo Gea, come la Terra nello splendore della sua giovinezza. E perciò immagino che essa si trovi nell’Età dell’oro, e che gli esseri che la abitano siano totalmente rispettosi della generosa Natura e delle sue leggi, lontani dalle successive degenerate Età dell’argento, del bronzo e del ferro duro (come descritte da Ovidio nel primo libro delle sue Metamorfosi).

La nostra vecchia Terra vede Gea così bella e fresca e ricorda quando una volta anch’essa era così, prima di tutte le innumerevoli violenze che ha subito e che sempre più continua a subire. E perché Gea prenda coscienza di come sia a rischio il suo destino le racconta quanto avviene oggi su di sé.

«Cara Gea, su di te, con il tuo perpetuo girare inclinata attorno al tuo rosso Sole, si alternano le stagioni, il sereno e le variopinte nubi, le piogge e i temporali, che ti donano fiori e frutti, piccoli ruscelli e fiumi incantati che si incontrano e vanno ai tuoi mari, per poi tornare nel cielo e ridiscendere per impetuose cascate: tutto il ritmo e gli eventi sono regolati dalla Natura. Qui da me, invece, è sempre meno così: finanche il tempo atmosferico viene modificato e manipolato[2]!

L’atmosfera che ti circonda, per la sua composizione e le sue caratteristiche, consente un equilibrio tra i raggi del tuo Sole che l’attraversano e si adagiano su di te e quella parte di essi che viene poi riflessa e torna nello spazio infinito, sì da garantirti le giuste temperature, per mantenere e accrescere la vita su di te, nell’infinita moltitudine degli habitat e degli ecosistemi.

Catastrofica è invece la mia condizione. Per intere ere geologiche ho raccolto l’energia del mio Sole, una quantità enorme, e l’ho custodita con cura e amore preziosamente sotto le lucenti sabbie dei deserti, nel profondo degli oceani, nelle inaccessibili calotte polari, in luoghi comuni e in autentici sacrari della mia bellezza. Oggi quell’energia la saccheggiano, violando e calpestando ogni mio diritto e bellezza: ogni anno consumano ciò che ho accumulato in un milione di anni!

Nell’atmosfera che mi circonda stanno scaricando immani quantità di gas tossici e velenosissime particelle, che poi ricadono bioaccumalandosi su di me e biomagnificandomi[3]: si creano sbarramenti insormontabili ai raggi del Sole, che una volta da me riflessi dovrebbero tornare nello spazio infinito e che invece così si trasformano sempre più in calore che innalza la mia temperatura oltre ogni limite di sopportabilità. Radicalmente risulta così sconvolto il mio naturale stato di vita, quello che è chiamato clima: catastrofici uragani di inaudita violenza percorrono come mai prima la mia superficie e lunghissimi periodi di siccità mi portano all’incontenibile sete; immense mie parti hanno del tutto perso il loro dolce e temperato clima e inaridiscono; gli splendenti ghiacciai, di interi continenti e delle cime più alte o di remote e segrete conche, stanno svanendo e l’immensa quantità di acqua che si genera inonda fiumi, innalza mari e oceani e ricopre terre e città, non più coltivabili e abitabili.

Eppure il Sole, che da sempre mi illumina e mi riscalda, dona - senza nulla chiedere se non il rispetto dell’equilibrio delle leggi della Natura - a tutto il mio corpo in ogni suo più piccolo spazio energia più che sufficiente per le necessità della mia vita, senza bisogno alcuno di dover rubare l’energia da me accumulata in così lungo tempo, per poi consumarla e rinchiudermi nella morsa mortale delle sue emissioni.

Devi sapere, poi, che ogni anno si scortica la mia superficie, a volte anche per strati molto profondi, di enormi masse di materia (una volta grande bellezza del mio corpo), che vengono trasferite per produzione e consumi fino a immense distanze. Eppure la Natura dona a tutto ciò che vive su di me una legge fantastica, per cui nulla si crea e nulla si distrugge, e tutto può essere riprodotto e riciclato da quanto già usato, senza perciò dovermi da una parte scorticare e dall’altra trasformare sempre più in un’immensa, orrida e velenosa pattumiera o intossicare con il fumo di quelle tecnologie che, con tanto suadenti e ingannevoli parole, chiamano termovalorizzatori.

Ma, cara Gea, ciò che come Madre del Tutto mi riempie della più profonda tristezza al di sopra di ogni altra cosa è il veder scomparire, oltre ogni più pessimistica immaginazione, infinite forme di vita da me create e gli habitat che ne consentono l’esistenza. Ogni parte di me ha generato vita, nelle acque dolci e salmastre, nei piccoli stagni e negli immensi laghi, nei ruscelli e nei vasti fiumi, nelle sterminate pianure e negli orridi abissi, sulle ondulate colline e sugli aspri monti fino alle cime che sembrano volermi sfuggire per volare nell’infinito. Fino a cento anni fa, forse, sono ancora riuscita a contenere le immense perdite della mia biodiversità, ma oggi ormai non più, e tali perdite avvengono mille volte più intensamente che nel passato, quando l’estinzione di una specie era rigenerazione e rinnovamento della vita. Non vi è forma di vita, vegetale e animale, che non sia a rischio, e sempre più luoghi, da tempo immemore vitali, diventano alla vita alieni. Tutto il mio corpo viene così saccheggiato e ridotto in frantumi, in funzione degli interessi del potente Homo economicus che si definisce sapiens sapiens, ma che in realtà diviene sempre più insipiens perché lontano dal sapere della Natura e dalle sue leggi.

E corre questo uomo sfrenatamente verso la sua distruzione. Non ha amore né rispetto per la sua genitrice, e pensa di utilizzarla e sfruttarla oltre ogni possibile suo limite perché a essa superiore. Catastrofi come quelle di Chernobyl e di Fukushima poco gli insegnano sulle conseguenze per l’oggi e per il futuro fino a milioni di anni, causate dal superamento della naturalità dei 92 elementi di cui sono costituita.

In alternativa alle leggi della Natura si è costruito la libera Economia, con il mercato e il capitalismo, regolatori alieni all’equilibrio del mio essere.

Contro ogni morale e interesse vero per il benessere dell’umanità, della biodiversità e globalmente del mio essere, i potenti dell’economia del mercato e gli stati che li rappresentano sono in conflitto permanente tra di loro: a volte senza armi, a volte con armi capaci di potenti ma ancora limitate distruzioni, pronti a scatenare l’apocalisse finale. Alla mia naturale fertilità, generatrice di gioia e di vita, hanno contrapposto bombe atomiche, bombe all’idrogeno, bombe al neutrone, bombe al cobalto e bombe radiologiche. Non ti descrivo - sarebbe troppo lungo! - l’elenco della loro capillare distribuzione su ogni mia parte: ma devo dirti, purtroppo, che tante e di così grande potenza sono queste armi che possono distruggermi totalmente, in ogni essenza ed espressione di vita, non una ma molte volte.

Sì, questa è la realtà che l’Homo sapiens sapiens ha oggi realizzato.

Tu mi chiedi se dunque sono alla fine? Io ti rispondo di no: perché una moltitudine immensa di persone ancora mi ama, ha coscienza dell’immane apocalisse di cui sono a rischio e sa anche che lo stesso futuro dell’umanità sta nel mio futuro; sa che è necessario riportare il primato dell’ecologia sull’economia, e che il benessere dell’umanità richiama un modello economico, produttivo e di civiltà che non può essere fondato sul capitalismo e sul mercato, sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura, ma sulla solidarietà tra gli uomini, i paesi, le culture e le civiltà, e l’armonia con la biodiversità e la mia natura, fatta di infinita bellezza e valori ma anche di insuperabili necessità e limiti.

Io sono la vita certa nell’universo, donatami dalla Natura o dal Creatore (come nel credo della religione), e non posso scomparire anche se ci sei tu o qualche altro astro a me simile.

Ma poi chi mi assicura che veramente ci sei? O invece la mia scomparsa, quale Pianeta della vita, significa la scomparsa della vita nell’universo?»

Maggio 2014



[1] Kepler-186f è un pianeta extrasolare orbitante intorno alla stella nana rossa Kepler-186, distante circa 500 anni luce dalla Terra. È il primo pianeta extrasolare con un raggio simile a quello del nostro pianeta e sembrerebbe possedere tutti i requisiti per essere classificato nella zona abitabile. Il pianeta è stato individuato, insieme ad altri quattro pianeti molto più grandi e più vicini alla loro stella, dal telescopio Kepler utilizzando il metodo dei transiti. Dopo tre anni di osservazioni, i primi risultati sono stati resi pubblici a una conferenza il 19 marzo 2014. La scoperta è stata ufficialmente annunciata il 17 aprile 2014 con una pubblicazione sulla rivista scientifica Science. 

[2] Si consideri, a tale proposito, l’importante studio Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025, redatto già nel lontano 1996 e tenuto nascosto, che rivela il percorso da parte delle forze armate degli USA - ma simili ricerche sono di certo condotte anche in altri paesi, dalla Russia alla Cina, dall’India alla Francia - per disporre entro il 2025 di una capacità di modificazione del tempo atmosferico globale, precisa, immediata, robusta e sistematica. 

[3] La biomagnificazione è il processo di bioaccumulo di sostanze tossiche e nocive negli esseri viventi, con un aumento di concentrazione di queste sostanze all’interno degli organismi dal basso verso l’alto della piramide alimentare; consiste quindi nell’amplificazione di un contaminante andando verso i livelli più alti di una catena trofica.