Relazione alla proposta di legge regionale di iniziativa popolare sulla cultura e la diffusione dell’energia solare in Campania

Con la presente legge, la Regione Campania sceglie il suo territorio quale fonte fondamentale per soddisfare le sue necessità energetiche, così come fa per ogni altra sua necessità e attività, dalla casa alla scuola, dalla mobilità al lavoro, dalla cultura alla sanità. Napoli e la Campania, particolarmente favorite dalla natura per la loro collocazione nel Pianeta, intendono così raccogliere il prezioso frutto dato in dono a tutta l’umanità e a ogni altra specie vivente: l’energia vitale del sole.

L’energia del sole non produce emissioni inquinanti o di gas serra; è un’energia libera, non intermediata, non vincolata né condizionata dall’instaurazione e dal mantenimento di rapporti commerciali o dalla stabilità delle relazioni internazionali; assicura la sua disponibilità per miliardi di anni e gratuitamente, mentre i prezzi dei combustibili fossili e dell’uranio sono variabili e presumibilmente destinati ad avere un andamento crescente col ridursi delle riserve totali e col progressivo esaurimento di quelle economicamente e tecnicamente più convenienti da sfruttare. L’energia solare non richiede trasporto né pre-processamento; non produce, come nel caso del nucleare, scorie per il cui smaltimento occorre la disponibilità di altri siti; la sua utilizzazione si fonda su un processo produttivo semplice e scevro da rischi legati a errori umani o malfunzionamenti. L’energia solare, inoltre, è intrinsecamente innocua per coloro che abitano nei dintorni degli impianti di produzione e non si presta ad attentati terroristici per la natura diffusa e scalabile della modalità di produzione. L’energia solare porta a un costo finale del chilowattora e di ogni altra forma di energia da essa derivata molto più economico rispetto a tutte le altre fonti. L’energia solare attiverà il più grande processo occupazionale della storia per la riconversione dell’identità e della qualità della produzione e del modello di vita.

Il fatto che la disponibilità dell’energia solare sia grandissima, superiore a qualsiasi immaginabile ipotesi o scenario di folle sviluppo (se ne fanno tanti per giustificare nuovi megaimpianti), non significa affatto non porre come questione centrale la produzione e l’uso necessari e corretti dell’energia stessa. La consapevolezza della preziosità dell’energia sta proprio nella consapevolezza della preziosità del territorio, del suo essere limitato e necessario sia per l’uomo che per la biodiversità, nelle sue molteplici espressioni ed esigenze. La tutela dell’agricoltura, del verde nell’accezione più globale, dei valori culturali, storici e naturalistici, costituisce riferimento essenziale e necessario vincolo per ogni piano solare. La legge è perciò totalmente imperniata su questa filosofia dell’energia derivata dal sole, che per qualità e quantità armonizza in maniera nuova i Piani Regolatori e gli altri strumenti urbanistici che regolano il territorio, nell’uso plurimo rispetto alle funzioni cui è destinato, con l’integrazione della produzione di energia solare, incentivando particolarmente tali scelte.

Poiché la produzione energetica non nasce più da pozzi o miniere lontani anche decine di migliaia di chilometri o posti nel fondo degli oceani, ma dal proprio territorio, è evidente che il centro del potere (piccolo) delle decisioni e della gestione dell’energia torna alle comunità locali, ai Comuni che definiscono i loro piani PESC (Piani Energetici Solari Comunali) e le loro RES (Reti Elettriche Solari). La rete solare di un Comune, per la caratteristica di essere a bassa tensione e a bassa potenza e di collegarsi a stella con le reti dei comuni vicini (che vengono tutte insieme in suo soccorso in caso di difficoltà), è chiaramente molto più sicura rispetto al sistema elettrico attuale in caso di fuori servizio e di black-out.

La riconversione al solare dell’intero sistema energetico richiama l’attivazione di mutamenti nel sistema distributivo dell’energia per tutti i servizi, compresa la mobilità; in tal senso, la legge introduce le stazioni elettriche di servizio, sia nelle aree urbane sia in quelle extraurbane.

La legge non si astrae dalla realtà di oggi e, di conseguenza, in essa è totalmente presente la necessità di un percorso di transizione, nella consapevolezza dell’enormità dell’inerzia dell’attuale modello energetico e di sviluppo. Allo stesso tempo essa indica obiettivi e scadenze precise per il cambiamento.

La disponibilità illimitata e a costo zero del combustibile consente l’attivazione di un percorso nuovo di recupero in rapporto al ciclo della materia (di fondamentale importanza per tutelare le risorse naturali e il volto stesso del Pianeta) e di interventi sul ciclo dell’acqua nell’importante fase della depurazione, anche al fine di renderla disponibile per il trasporto di energia sotto forma di calore e per usi importanti quali quelli igienico-sanitari che, altrimenti, richiederebbero altra preziosa acqua ed energia.

Gli unici costi che incidono sul chilowattora sono quelli dell’investimento iniziale - che dovrebbe quindi fruire di forti agevolazioni - e quelli delle eventuali spese per piccoli interventi manutentivi. La legge chiarisce quindi il percorso per la determinazione del costo del chilowattora e dell’acqua calda che, se nella fase iniziale potrà (ma non necessariamente dovrà) tenere conto anche dei costi di investimento dilazionabili in molti anni, a regime è dato unicamente dai costi di esercizio e manutenzione, che per le caratteristiche dell’impianto non possono che risultare estremamente bassi.

Napoli e la Campania hanno tutte le potenzialità scientifiche, culturali, produttive e ambientali per divenire il cuore pulsante dello sviluppo tecnologico e della diffusione dell’energia solare e di un nuovo modello energetico nonché un fondamentale riferimento per un nuovo lavoro: la legge assume perciò l’università, i centri di ricerca, la riconversione di industrie e la formazione professionale quali punti centrali dell’impegno della Regione per il solare e attiva una funzione centrale della Campania nel rapporto con altre regioni e paesi, in particolare quelli del Mediterraneo, con l’istituzione della Conferenza Permanente della Biennale del Sole del Mediterraneo.

Naturalmente la cultura del solare richiama anche un nuovo modo di pensare e di rapportarsi al modello energetico e molto più complessivamente allo stile di vita da parte di ogni persona: un cambiamento profondo, necessario e urgente, che però non può essere imposto, ma deve essere sempre più vissuto e partecipato in una crescente consapevolezza dell’immensità positiva del suo valore. L’iniziativa popolare, anche nella formulazione stessa della legge, nella relazione come negli articoli, ha questo significato.

Il testo della legge è stato creato dal sapere e dalla partecipazione dei cittadini.