Papa Francesco e l’attesa di una nuova enciclica: «Amare e salvare il Creato»

La voce del Papa si è elevata alta nella gravissima crisi in atto in Siria, con un ruolo e un peso fondamentali nell’evitare un’assurda guerra dalle imponderabili pericolosissime conseguenze[1]. Al contrario poche sono state le voci di ansia, di preoccupazione e di ricerca di una via diversa dalla guerra, mentre hanno risuonato come altisonanti allarmi tanti silenzi, dal Presidente della Repubblica ai segretari dei partiti politici, dalla cultura alla società civile: tutto ciò esalta ancora di più il valore della diretta discesa in campo del Papa.

L’essere stata, stavolta, la Chiesa cattolica in totale sintonia con i vastissimi movimenti per la pace, contro la guerra, la violenza e il mercato delle armi, assume perciò un’eccezionale valenza e induce a una riflessione di più universale portata sul ruolo che la Chiesa, la religione e il pensiero cristiano - e specificatamente cattolico - hanno avuto, hanno e soprattutto possono in futuro avere rispetto alla crisi strutturale, potenzialmente esistenziale del nostro Pianeta, e cioè quella che in maniera semplificata possiamo definire crisi ecologica.

Nel lontano 1950 fui premiato dalla Diocesi di Ischia con un viaggio e una permanenza di quindici giorni in Vaticano in occasione dell’Anno Santo: la motivazione della premiazione fu la conoscenza alta - naturalmente per un ragazzino di dieci anni - del Catechismo. Anche se oggi la comunicazione è profondamente cambiata, il Catechismo resta l’esposizione ufficiale degli insegnamenti della Chiesa cattolica, sintesi di tutta la sua dottrina, e su di esso è costruita la spiritualità degli uomini riguardo a ciò che è bene e gradito al Signore, e va perciò rispettato e amato, e riguardo a ciò che non lo è perché contrario al suo volere, cioè peccato.

Nella mia memoria c’è ancora, dopo oltre sessant’anni, il ricordo di un viaggio Napoli-Roma di circa sei ore - oggi di sicuro eccezionale - attraverso le campagne prima della Campania Felix e poi della Ciociaria (tra bufali, pecore, cavalli, contadini e pastori che con la merce salivano e scendevano in tutte le innumerevoli fermate), ma non vi è traccia né nell’insegnamento in parrocchia e in diocesi, né nei bellissimi giardini del Vaticano (dove si faceva lezione spesso anche con la partecipazione del Pontefice Pio XII), di catechesi o momenti scritti di esse che parlassero della natura: l’esaltazione e la funzione del Creato, peraltro pochissimo presenti, erano soltanto lodi al Signore per la sua utilità all’uomo.

Da allora il Catechismo ha avuto una profonda evoluzione fino al testo attuale, approvato nel 1997 con la lettera apostolica esplicativa Laetamur Magnopere, e al Compendio pubblicato nel 2005, che ne rappresenta l’efficace sintesi.

E’ indubbio che in tale Catechismo sono esplicitati tanti importantissimi nuovi messaggi che attestano la grandezza di pontificati come quello di papa Giovanni XXIII e di importanti concili ecumenici. Nelle parti prima e seconda[2] - possiamo leggerle nei termini laici di principi - vi sono passaggi di grandissima rilevanza:

«Non possiamo parlare di Dio che a partire dalle creature…»

«Le creature hanno tutte una certa somiglianza con Dio, in modo particolarissimo l’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio. Le molteplici perfezioni delle creature (la loro verità, bontà, bellezza) riflettono dunque la perfezione infinita di Dio. Di conseguenza, noi possiamo parlare di Dio a partire dalle perfezioni delle sue creature, “difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l’Autore”. (Sap 13,5)»

«Noi crediamo che il mondo è stato creato da Dio secondo la sua sapienza. Non è il prodotto di una qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso. Noi crediamo che il mondo trae origine dalla libera volontà di Dio, il quale ha voluto far partecipare le creature al suo essere, alla sua saggezza e alla sua bontà: “Tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono.” (Ap 4,11) “Quanto sono grandi, Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza.” (Sal 104,24) “Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature.” (Sal 145,9)»

Ma nella parte terza (La vita in Cristo), che indica l’identità della comunità umana e perciò del suo concreto agire, e nei Comandamenti, restano completamente assenti la natura e la biodiversità, cioè la tutela del Creato. Viene immesso, nella partecipazione alla vita sociale, l’imponente pensiero del bene comune, con concetti di grandissima valenza fino a quello della pace, ma... «in conformità alla natura sociale dell’uomo, il bene di ciascuno è necessariamente in rapporto con il bene comune. Questo non può essere definito che in relazione alla persona umana»(Catechismo, 1905). Viene immesso anche il principio della solidarietà, designato pure con il nome di amicizia o di carità sociale, ma pur nella sua immensa valenza essa resta «esigenza diretta della fraternità umana e cristiana».

Rispondendo alla domanda rivoltagli su quale fosse il primo di tutti i comandamenti, Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.” E il secondo è questo: “Amerai il prossimo tuo come te stesso.” Non c’è altro comandamento più importante di questi.» (Marco 12,29-31) San Paolo lo richiama: «Amerai il prossimo tuo come te stesso. L’amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l’amore.» (Rm 13,8-10) E’ il grandissimo comandamento espresso nella seconda sezione della terza parte del Catechismo, i Dieci Comandamenti: non vi è però il comandamento di amare il Creato, ovvero la natura e la biodiversità.

Naturalmente la sintesi del Catechismo, quello di ieri come quello di oggi, non esaurisce pensiero, educazione e azione di duemila anni di Cristianesimo e Cattolicesimo.

Il Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi è sicuramente la più sublime sintesi compiuta nel Cristianesimo dell’immedesimazione nell’amore e nella lode di ringraziamento all’«Altissimu, onnipotente bon Signore»per ogni creatura del Creato: «Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature. [...] Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.»

Il messaggio d’amore per il Creato di San Francesco non è certo il solo, e di grande interesse è la ricerca di tale tema nella tradizione e nella letteratura cristiana, a partire dallo stesso San Paolo che nella lettera ai Romani scrive: «La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa, infatti, è stata sottomessa alla caducità.» Del 1998 è la meravigliosa Sinfonia ecumenica della Chiesa evangelica Valdese, una vera sinfonia d’amore per la biodiversità: «Creatore dell’universo, è nel tuo amore che nasce il nostro mondo. [...] Fa’ di noi degli intendenti fedeli e attenti di questa terra che ti appartiene, affinché cessiamo di violarla e di sfruttarla oltre misura. Mantieni in noi l’amore della natura e il rispetto della vita. [...] Dacci la tua benedizione, affinché i nostri figli e le nostre figlie, e i figli e le figlie dei nostri figli e figlie, trovino vita con tutte le creature della terra.»

E’ vero tutto ciò, ed estremamente sbagliato e mero schematismo ideologico anticristiano sarebbe non evidenziarlo, anzi non esaltarlo; ma è indubbio che le radici del rapporto del Cristianesimo, della Chiesa cattolica come di quelle protestanti, con l’ambiente e la biodiversità è stato e resta tuttora quello di un profondo distacco.

L’identità della religione in generale, come di quella cristiana e cattolica, è chiaramente decisiva nel rapporto che l’uomo ha con la natura e lo condiziona profondamente nel codice etico come nella vita economica, produttiva e sociale.

Questa radicale assenza nella Dottrina cristiana - oggi potremmo dire anche debole presenza - sia di amore verso la natura e la biodiversità sia di condanna per la loro aggressione costituisce perciò una questione centrale, nel mondo di oggi ancor più che nel passato, e richiama ormai in maniera crescente, da diversi decenni, importanti riflessioni sia riguardo al perché ciò sia avvenuto e alla forte incidenza, quasi causa prima, sul percorso di sfruttamento della natura e della perdita della biodiversità, sia riguardo all’esistenza o meno oggi di reali processi in atto per un cambiamento vero delle coscienze, ma anche per una diretta discesa in campo del mondo cristiano rispetto ai temi del modello di sviluppo, dello sfruttamento delle risorse e dell’ambiente e della tutela della biodiversità.

La riflessione sul perché sia avvenuto tale distacco esula naturalmente da questo mio contributo, ma appare chiara, al di là del grande interesse speculativo, la sua fondamentale importanza rispetto a un possibile cambiamento della Dottrina e dei Comandamenti cattolici.

Ci sono - è vero - tantissimi sacerdoti e vescovi attivamente impegnati contro discariche, inceneritori, avvelenamenti dell’atmosfera e del suolo, sfruttamento e saccheggio del territorio, e schierati a difesa di diversità e identità, anche religiose e culturali, e interi ecosistemi con la loro biodiversità. Ma la sostanza del pensare e dell’agire del mondo ufficiale cattolico resta fondamentalmente quella della Carta dei Cristiani per l’Ambiente (presentata ad Assisi nel giugno 2004), scritta in contrapposizione alla cultura ambientalista dominante che tenterebbe, secondo tale Carta, di «capovolgere il mandato di Dio indicato dalla Genesi: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la Terra, soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla Terra” (Gn 1,28)». E questo esprime fino in fondo quanto è finora avvenuto con lo sfruttamento senza alcun limite e rispetto della natura stessa della Terra e con la distruzione della biodiversità. Se questa fosse la volontà del Creatore non potrebbe esservi altro destino per il Creato se non la sua distruzione, così come sta avvenendo.

L’enciclica Caritas in veritate di papa Benedetto XVI per molti aspetti pone la Chiesa in mezzo al guado, giacché costituisce certamente un passo in avanti nel riconoscimento dell’esistenza di una questione ecologica strettamente legata a una questione antropologica, ma non viene in essa esplicitato il rapporto di dipendenza fra uomo e natura. Si introduce il tema della sostenibilità ambientale criticando il sistema economico, ma si copre sia l’incoerenza dello sviluppo in sé (per definizione illimitato) rispetto a risorse finite, sia soprattutto il rapporto di predominio dell’uomo, anche come questione demografica, rispetto a tutti gli altri esseri viventi.

Ecco allora la speranza riposta su Papa Francesco perché da in mezzo al guado in cui oggi la Chiesa si trova, la traghetti verso una nuova cultura, verso un nuovo amore per la natura e la biodiversità, con tutte le conseguenze che ciò comporta. Papa Francesco si è già espresso significativamente nell’Udienza Generale della Giornata Mondiale dell’Ambiente del 5 giugno scorso. In netta contrapposizione (pur non specificandolo) con la predetta Carta dei Cristiani per l’Ambiente, egli ha affermato: «Quando parliamo di ambiente, il mio pensiero va alle prime pagine della Bibbia, al Libro della Genesi, dove si afferma che Dio pose l’uomo e la donna sulla Terra perché la coltivassero e la custodissero. E mi sorgono le domande: “Che cosa vuol dire coltivare e custodire la Terra? Noi stiamo veramente coltivando e custodendo il Creato? Oppure lo stiamo sfruttando e trascurando?”» E’ un passaggio molto significativo per comprendere come Papa Francesco sente e interpreta il Creato, che dà la speranza di un possibile arresto della catastrofe in atto.

Una tale interpretazione del Creato può concretamente cambiare la politica, l’economia, la società e le stesse azioni e finalità dei movimenti. L’Acqua Bene Comune lo è per la sola umanità o per l’intera biodiversità? Una differente lettura in tal senso porta a conseguenze radicalmente diverse: la captazione da sorgenti, ruscelli, fiumi e laghi può risultare letale per tantissimi habitat e per innumerevoli specie animali e vegetali. Di grande valenza è perciò l’acquisizione nella coscienza cristiana, oltre che naturalmente nel pensare e nell’agire globale, del V principio (Integrità della Vita) definito nel Manifesto ABC - Acqua e Beni Comuni, presentato a Bruxelles nel maggio scorso[3]: «Gli esseri umani sono parte della vita come tutte le specie viventi; il diritto alla vita degli esseri umani coesiste con il diritto alla vita delle altre specie viventi; siamo giunti così a pensare “il diritto della natura, il diritto dell’acqua”.»

Naturalmente ciò che vale per l’acqua vale per l’intero Pianeta, per tutto il Creato.

E’ il biblico paradosso dell’umanità di oggi. L’epocale crisi che stiamo vivendo ha la sua ragione d’essere nel modello economico, produttivo, sociale e culturale fondato sullo sfruttamento oltre ogni immaginabile limite dei beni comuni della natura e sull’incalzante progressiva perdita della biodiversità, del Creato per il mondo cristiano: eppure tale ragione non solo scompare o resta del tutto marginale e insignificante nelle analisi sul sistema di potere dominante nel mondo, ma la via prevalente che viene prospettata per uscire dalla crisi, a livello mondiale come nazionale, è la sua ulteriore accentuazione, con il saccheggio di quanto ancora resta nei più reconditi angoli del Pianeta e la definitiva cancellazione delle residuali forme di vita e dei relativi habitat.

Non si può con certezza affermare che siamo già nella fase dell’irreversibilità, dell’impossibile ritorno all’indietro dall’apocalisse; e non risulta né utile né positivo proclamare il catastrofismo finale. Ma innumerevoli sono i segnali e gli allarmi di un Pianeta tragicamente violentato e globalmente in crisi nella sua stessa esistenza vitale, come mai dalla comparsa dell’uomo: oltremodo necessaria e urgente è una profonda, radicale inversione del pensiero e del sistema che hanno incidenza su di esso.

Di portata infinita sarebbe la valenza (e immensa ne è pertanto l’attesa) di una nuova enciclica Amare e salvare il Creato, a tal fine promulgata da Papa Francesco: sicuramente milioni e milioni di persone sarebbero disponibili per contribuire a scriverla e per dare attuazione ai suoi contenuti.[4]

Ottobre 2013



[1] A seguito dell’uso di armi chimiche a Damasco nell’agosto 2013, la crisi siriana diventa internazionale accentuando le differenze tra gli schieramenti a favore e contro i ribelli. Due giorni dopo l’attacco Stati Uniti e Unione europea accusano le forze governative di Bashar al-Assad di aver condotto l’operazione; la Russia e l’Iran invece difendono il governo e accusano i ribelli. Si apre concretamente la possibilità di un intervento militare contro il regime, quando Barack Obama annuncia un possibile strike punitivo con il lancio di missili verso le postazioni militari siriane in 48 ore. In pochi giorni la tensione internazionale sale alle stelle: si teme addirittura lo scoppio di un vero e proprio conflitto armato tra Stati Uniti e Russia, con Francia, Regno Unito e Turchia dalla parte dei primi e la Siria dalla parte dell’altra. Il Vaticano, pur condannando l’uso delle armi chimiche, si oppone fermamente a un intervento militare contro la Siria. Papa Francesco indice per il 7 settembre una giornata di digiuno e preghiera per la pace a cui partecipano anche laici e esponenti di altre religioni. La diplomazia prende poi il sopravvento: grazie a una proposta di soluzione russa, il 14 settembre viene raggiunto un accordo che elimina la possibilità di intervento armato in cambio della distruzione dell’arsenale chimico siriano, il libero accesso ai depositi di armi chimiche da parte dei funzionari ONU e l’adesione del governo siriano alla Convenzione sulle armi chimiche.

[2] Parte prima, La professione della fede; parte seconda, La celebrazione del mistero cristiano.

[3] Tale manifesto costituisce, nella tutela della biodiversità, un fondamentale passaggio rispetto al Contratto Mondiale dell’Acqua di Lisbona del 1998 e alla stessa battaglia referendaria.

[4] Papa Francesco ha scritto nel maggio 2015 la sua seconda enciclica intitolata Laudato si’. Il tema trattato è proprio il rispetto dell’ambiente, da cui il titolo: «Laudato si’» è frase ripetuta spesso da San Francesco nel Cantico delle creature, che loda il Signore per le sue meravigliose creature. Il Papa scrive nell’enciclica che ha scelto il nome di Francesco perché per lui San Francesco è stato «una sorta di dichiarazione di intenti e una fonte d’ispirazione»: «Credo che Francesco sia l’esempio per eccellenza per l’attenzione ai deboli e per una felice e autenticamente vissuta ecologia olistica.»

Fin dalle prime righe, Francesco indica che la crisi ecologica è «una conseguenza drammatica dell’attività incontrollata dell’essere umano» e che «attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione». Indica «l’urgenza e la necessità di un mutamento radicale nella condotta dell’umanità», perché, dice, senza un «autentico progresso sociale e morale» la crescita economica e il progresso tecnologico più prodigioso possono ripercuotersi contro l’uomo. Per questi motivi, il Papa richiama l’uomo a una «conversione ecologica globale», a «un’autentica ecologia umana», a «un’ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità», a «eliminare le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale e a correggere i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente».

L’introduzione termina con un forte invito a tutti gli uomini di buona volontà, credenti e non credenti: «Il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode!»; «tutti possiamo collaborare come strumenti di Dio per la cura della creazione, ognuno con la propria cultura ed esperienza, le proprie iniziative e capacità».

Si veda, su questo argomento, l’interessante scritto Difendere Sorella Terra, nostra Casa Comune di Ermete Ferraro (ermeteferraro.wordpress.com).